Filippo Penati può essere forse un nome indifferente.
È stato, un amministratore pubblico ed un politico, travolto da una delle tante inchieste giudiziarie che sono finite senza conclusione e dimostrazione di colpevolezza.
È morto di tumore.
Si potrebbe dire che in tanti sono vittime di questa terribile malattia, ma lui stesso, comunicandola, aveva aggiunto di come i medici concordassero che fosse conseguenza della sua vicenda giudiziaria.
Infatti una persona perbene viene distrutta moralmente e fisicamente da quella che spesso è una aggressione.
Certo, in presenza di una notizia di possibile reato, la magistratura interviene.
Ecco che subito l’informazione azzanna il malcapitato.
Prontamente gli avversari politici non trovano di meglio che assalire e ingiuriare comunque.
I suoi compagni o amici di partito trovano opportuno, per rispetto alle indagini e fiducia nella magistratura, abbandonarlo in una solitudine che diventa prematura e irrimediabile condanna.
Ecco il procedimento che uccide le brave persone.
Filippo Penati è stato di una parte politica a cui mai ho aderito.
P.S.- Nel primo procedimento è stato assolto dalle accuse. Nel secondo procedimento il reato è stato prescritto in Cassazione. Vorrei ricordare a quella parte di informazione, che l’informazione la fa con i piedi e che cerca di giustificare la sua cattiva coscienza, che Penati aveva sì affermato all’inizio dei procedimenti che non avrebbe accettato la prescrizione. Solo che dopo essere stato assolto una prima volta, nel secondo filone il procedimento è andato oltre i limiti ed è giunto in Cassazione quando Penati stava già combattendo la battaglia della vita contro la malattia, ecco perché non ha contrastato la prescrizione.
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