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pensieri sull'attualità

Categoria: Giustizia (page 1 of 5)

Chi sbaglia non paga.

di Eugenio Baresi

Non è un errore nella citazione del noto proverbio.

In Italia per alcuni è proprio così.

Esattamente 30 anni fa, oggi, un personaggio spaventosamente bieco veniva scarcerato benché non avrebbe dovuto essere scarcerato.

Era stato arrestato e condannato per direttissima nemmeno un mese prima.

Poco più di un mese dopo sterminò in maniera brutale una famiglia: uccise il padre, la madre, il figlio e la figlia.

Ne ha risposto qualcuno?

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La Giustizia oppressa e negata.

di Eugenio Baresi

Oggi riportiamo cose dette nell’aula del Parlamento nel 1994.

Portano rammarico e tristezza.

Sembrano dette oggi, per problemi dell’oggi… per ingiustizie dell’oggi.

Come è possibile che nulla sia cambiato?

Ventisei anni trascorsi nella ripetizione di un dramma di giustizia oppressa e negata che ha sconvolto la libertà e l’espressione del voto popolare.

Considerazioni preoccupate, per nulla offensive, ma quasi un accorato appello affinché il primato della democrazia che si esprime nel confronto politico corretto fosse recuperato.

Ma sono trascorsi ventisei anni e siamo ancora allo stesso punto.

In troppi l’hanno negato perché la sua negazione ha consentito la loro preminenza.

Ma ha imbrogliato i cittadini, ha stravolto la verità dei fatti e ha frodato la libertà del confronto.

Ecco le cose dette nel dicembre 1994.

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Senza parole… ma molti senza dignità.

di Eugenio Baresi

Dieci anni fa dei prodi magistrati scatenarono una caccia all’uomo e alle donne purché fossero Amministratori del Comune di Parma.

Non c’era Berlusconi fra loro, ma pare persino superfluo sottolineare che Parma, unica città capoluogo guidata dal centro destra dell’Emilia Romagna, aveva Sindaco il forzista Piero Vignali

Oggi con due paginette i magistrati dicono che era tutto regolare il comportamento di quegli Amministratori e che invece sono gli investigatori che si sono sbagliati.

Ovviamente, allora, la Giunta si dovette dimettere sotto la pressione dei magistrati, degli avversari politici e dell’informazione.

Certo che l’informazione ama sempre distinguersi.

Sul Corriere della Sera, tal Aldo Cazzullo scrisse nell’immediatezza e con saccente certezza: “Parma la città sotto inchiesta dove tutti rubavano tutto”.

Se si avesse il vezzo di Cossiga nell’impreziosire i nomi con i loro atti altro che “tonno” ci ispirerebbe cotanto giornalista.

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La calunnia a geometria variabile.

di Eugenio Baresi

Non entriamo nella valutazione delle accuse ai cinquini di aver preso soldi dal regime venezuelano.

Aspettiamo fiduciosi, con poca fiducia, che la magistratura ci informi della sua solerzia.

Solo che in Italia qualsiasi cosa è a geometria variabile, cioè si modifica rispetto agli interessi propri e degli amici.

Certo bisogna essere ai comandi per poter apportare modifiche.

È per questo che siamo poco fiduciosi perché di quelli che hanno il comando delle indagini e delle informazioni non abbiamo fiduciosa opinione.

Ma quello che si vorrebbe sottolineare è che la scarsa fiducia dovrebbe essere superata proprio da una forte richiesta di investigare su tutto da parte dei protagonisti colpiti dal dubbio delle accuse.

Derubricare il tutto a calunnia è troppo facile e politicamente indecoroso.

Soprattutto per chi sulle calunnie ha costruito il suo successo.

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Notizia: siamo in prossimità di un possibile attentato ad un aereo.

di Eugenio Baresi

Se così detta qualche giorno prima, reiterata sinteticamente la mattina e la sera accadesse che esplode un aereo una simile informazione data da uno, e che uno!, sarebbe una notizia…

Basterebbe conoscerla.

Stiamo parlando di Ustica.

Aspettiamo fiduciosamente di conoscerla.

Intanto invece ecco l’ennesima notizia, quella ce la fanno conoscere, inventata con fantasia, che il solito gruppo di disinformatori produce, che la solita parte di magistratura tenta di promuovere e così si derubano gli italiani e la verità.

Quasi ogni anno una e siamo alla trentaduesima “nuova” verità, sempre diversa, che ci raccontano.

Avrebbero carpito da una registrazione nota e stra analizzata parole incredibili.

Ma la fonte è una registrazione, non l’originale, con incongruenze tecniche, temporali e contenuta nel sito raccoglitore dei teorici del missile.

Incredibile.

Quest’anno c’è una ulteriore novità però.

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Il perdurante uso politico di giustizia e informazione.

di Eugenio Baresi

Quello che dispiace, nell’avere conferma di quello di cui si era sempre stati convinti, è proprio il danno che è stato creato istigando le persone all’odio.

La rappresentanza politica del Paese non è vero che rappresenti le medesime qualità o negatività del Paese.

Oggi il Paese potrebbe essere molto meglio di quei governanti che ci sono.

E ci sono grazie al fatto che il perdurante uso politico di informazione e di giustizia ha consentito per anni di agire nell’imbroglio, di raccontare l’imbroglio, di sentenziare l’imbroglio… ma quello inesistente degli altri nascondendo le proprie porcherie.

E modificando i principi fondamentali di ogni democrazia.

Non può sopportarsi una connivenza nello stare zitti.

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Ustica. Vogliamo la verità.

La Presidente dell’Associazione Verità su Ustica, Giuliana Cavazza, che ha perso la mamma nel disastro aereo, ha scritto al Presidente del Consiglio, e per conoscenza al Presidente della Repubblica, perché finalmente renda note le informative che la nostra Ambasciata a Beirut inviò da novembre 1979 a giugno 1980.

Secondo le leggi devono essere rese note.

Ecco il testo.

Signor Presidente,
su richiesta della Presidenza della Commissione di Inchiesta sul sequestro e sulla morte di Aldo Moro, Parlamentari membri della Commissione poterono avere accesso il 30 marzo del 2015 presso la sede del DIS (Via Santa Susanna 15) a documenti, messi a disposizione dell’AISI, relativi agli anni 1979-1980.
Tali documenti, ai quali era stato tolto o era decaduto dopo trent’anni il Segreto di Stato ai sensi dell’ art. 39, co 7 ultimo periodo, della legge 124 del 2007, sono stati riclassificati Segretissimo, Segreto, Riservatissimo o Riservato in base all’art 42 della stessa legge che al comma 5° ultimo periodo fissa in un massimo di ulteriori dieci anni il divieto di divulgazione degli stessi.
I parlamentari hanno potuto in particolare prendere visione ed annotare i documenti relativi al carteggio tra l’Ambasciata Italiana a Beirut ed il nostro Governo dal 7 ottobre 1979, data del sequestro di missili terra aria ad Ortona ad un Gruppo di Autonomi e Palestinesi provenienti da Bologna, sino al mattino del 27 giugno 1980, lo stesso giorno della esplosione la sera del DC 9 Itavia sul cielo di Ustica. 
Di straordinario interesse sembrerebbero essere i documenti del 13, 14, 16, 20 e 21 novembre 1979, 18 dicembre 1979, 2 febbraio 1980, 10 marzo 1980, 14 aprile 1980, 12 e 21 maggio 1980, 27 giugno 1980.
Poiché sulla base della legge sopracitata per i documenti, gli atti, le attività- , le cose ed i luoghi sopracitati e’ ormai cessato ogni vincolo di classifica, la sottoscritta GIULIANA CAVAZZA, Presidente della Associazione per la verità’ su Ustica, chiede di aver accesso agli stessi con facoltà’ di divulgazione.
La sottoscritta dichiara di avere un interesse qualificato e specifico alla conoscenza di tali documenti, atti, attività’, cose e luoghi, anche per motivi di giustizia, non soltanto in quanto Presidente della Associazione ma anche avendo perso la madre nel disastro aereo del 27 giugno 1980.

Che Purgatori si ritenga un mascalzone… non ci pare una nuova notizia.

di Eugenio Baresi

Le notizie che appaiono in questi giorni sulla meschinità della giustizia, ben accompagnata dalla contiguità con taluni giornalisti e con l’onnipresente partito della sinistra sempre pronto all’imbroglio sono particolarmente utili per comprendere tutto quanto è stato raccontato al contrario dei fatti che hanno caratterizzato la storia repubblicana italiana.

Ovvio quei curiosi giornali che erano interessatissimi alle contumelie contro gli avversari oggi sono divenuti improvvisamente dell’idea di quanto sarebbe meglio non venissero divulgate notizie quando parlano di loro e dei loro compari.

Ma c’è un “giornalista” che non si è accorto di come le ultime notizie stiano smascherando i “compagni di merende” dell’imbroglio e così insiste nella foga di continuare a raccontare bugie, falsità e indegnità.

D’altro canto la sua carriera è stata costruita grazie ad un imbroglio… tra l’altro fatto pagare una cifra enorme agli inconsapevoli e truffati cittadini italiani.

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Silenzio per la vergogna?

di Eugenio Baresi

Il silenzio che i nostri sinistri giustizialisti hanno riguardo a quanto sta emergendo sul poco edificante mondo della giustizia potrebbe essere un segno di meditazione contrita per le proprie colpe.

È però più prossimo al vero immaginare che siano silenziosi in attesa che passi la buriana… secondo la più nota tradizione della commedia all’italiana.

Non a caso quella parte di informazione integrata e funzionale essa pure è silente.

Infatti il connubio perverso di certi magistrati, certi giornalisti ed i noti politici di sinistra potrebbe favorire che nel giro di poco tempo tutto sia nascosto, dimenticato, celato facendo diventare importante qualche altro fatto magari inventato.

Ma rimane indubitabilmente un clamoroso sfregio alle regole democratiche quello che sta emergendo.

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Non siamo come voi.

di Eugenio Baresi

Così un capo partito si è riferito ai suoi colleghi di governo… e ovviamente con disprezzo nemmeno malcelato.

Sentendo quello che si dicono verrebbe da dire che sono uno peggio dell’altro.

Poi infatti il capogruppo di un altro partito fa una intemerata dimenticandosi per esempio che nella inventata trattativa Stato mafia erano coinvolti suoi alleati.

Ed ancora è davvero curioso sentire affermare di come il ministro della giustizia sia inadeguato al ruolo, ma siccome il Paese ha bisogno di un governo non si chiede di cacciarlo.

Invero l’Italia avrebbe bisogno di un buon governo e non di gente inadeguata.

E gli aggettivi negativi non sono nostri, ma detti fra loro.

Il fatto è che la gente inadeguata ha bisogno di rimanere dove è perché altro lavoro non ne conosce… oltre a non averlo nemmeno mai conosciuto.

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