Quando i servitori dello Stato appartenenti alle forze dell’ordine perdono la vita resta un grande dolore ed il loro quotidiano rischio, ogni giorno, andrebbe ricordato e valorizzato.
La triste conta dei tanti che ogni anno perdono la vita per tutti i cittadini hanno il rispetto di un breve attimo: qualche giorno.

 Alla prima occasione sono svillaneggiati e nuovamente insultati.
Sarebbe bello, e soprattutto utile, che ci fosse una corale manifestazione d’affetto lunga tutto il tempo del loro servizio: sempre.
Ma questo nostro Paese ha perso la coscienza e la riconoscenza.
Non è certo considerazione polemica, sarebbe gravemente offensivo istigarne, ma piuttosto vuole essere esortazione a chi potrebbe porre nel proprio comportamento significative condotte.
L’informazione e la magistratura.
Certamente una notizia è più eclatante se accade una cosa contraria a quella che si crede normalità.
Ma diventa ancor più eclatante se su quella notizia si ingigantiscono i fatti, si raccontano sovradimensionandoli, si offre spazio esclusivo alla sensazione raccontata in una sola direzione.
Conosciamo troppi episodi nei quali il racconto dei fatti reali viene talmente enfatizzato, sfruttando una logica quasi calunniosa, tanto da istigare nell’opinione pubblica la convinzione che i comportamenti degli agenti o dei carabinieri siano proprio riprovevoli.
Non elenchiamo, ma sottolineiamo un aneddoto significativo di come addirittura il comportamento invece informativamente corretto trovi per contro sanzioni.
Quando qualche organo di informazione si prende carico di dimostrare, far vedere, di come comportamenti volontariamente autolesionistici possono condurre se non pubblicamente documentati, ad accuse di maltrattamenti… queste giuste dimostrazioni per immagini trovano l’occasione di essere sanzionate perché il protagonista è offeso nei suoi diritti di riservatezza (una immagine di tre quarti!).
Ecco quindi la magistratura che sempre in grande spolvero usa ogni possibile e puntigliosa indagine oltre che parole spesso estreme per giudicare prima del giudizio, per rigiudicare quando il giudizio non aggrada, per sensazionalizzare essa pure, con la complicità dell’informazione, comportamenti che andrebbero come si usa dire contestualizzati.
Non giriamoci intorno.
Pare spesso che non si applichi giustamente un principio di legalità, che soprattutto i servitori dello stato devono tenere in grande conto, meglio devono assolutamente rispettare, ma si vogliano semplicemente e puntigliosamente valutare negativamente atti che potrebbero avere nella descrizione del loro svolgimento, valutazioni molto diverse.
Il nostro Stato democratico deve essere tutelato con inflessibilità nel giudicare i comportamenti non solo di chi non ha la possibilità di giudicare.