Che distruggere il patrimonio culturale sia assolutamente da non fare è ovvio e necessario.
Che chi ne ha invece fatto disprezzo, nel recente passato, ben lo sappiamo anche se non viene ricordato: i talebani in Afghanistan e l’ISIS in Siria.
Personaggi con una ben precisa connotazione religiosa e culturale.
Allora potrebbe sembrare da pazzi la dichiarazione fatta da Trump qualche giorno fa.
Trump, nella crisi con l’Iran, ha minacciato di non rispettare la convenzione internazionale che appunto prevede il rispetto dei siti culturali e archeologici anche in caso di conflitto.
Nessuno ha spiegato una simile minacciosa affermazione.
Appunto minacciosa.
Infatti spesso si sono usati siti che con operazioni belliche nulla avrebbero dovuto a che fare come scuole, biblioteche o case private nella guerra asimmetrica che l’Iran sta conducendo contro Israele tramite Hamas, nella striscia di Gaza, ed Hezbollah, in Libano.
Quindi l’affermazione era appunto preventiva per far comprendere, a chi doveva comprendere, che le informazioni si hanno.
Un segnale deciso e inequivoco che spiega come non serve fare i furbi e che non si tollererà alcuna insostenibile furbizia nel dissimulare atteggiamenti pericolosi.
Naturalmente nessun organo di informazione ha spiegato.
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