Il nuovo governo, come ha affermato il suo presidente del consiglio, sarà mite.
Ne abbiamo già conosciuto uno che si dichiarava sobrio.
Sarebbe molto più opportuno fosse semplicemente e normalmente utile.

 Il primo fatto utile è riconoscere che questo governo, certamente legittimo, è frutto di una interpretazione costituzionale ad esso favorevole.
Considerando che la Costituzione non è mai variata, è da ricordare come nel quadriennio 1992-1996 votammo per ben tre volte.
Nel 1994 si andò al voto perché il Parlamento venne considerato non più legittimato in quanto approvò una legge elettorale maggioritaria, diversa dalla legge elettorale proporzionale che lo aveva eletto.
Sarebbe utile che annotassero il fatto gli attuali protagonisti.
Nel 1996 si andò al voto, diciamo la verità, perché il risultato delle precedenti e ancora recenti elezioni, con quell’incredibile successo di Berlusconi, non poteva essere “accettato” da “alcuni” e in questa logica fu determinante la predisposizione del Colle più alto verso lo scioglimento delle Camere.
Siccome c’ero, ne avrei molti aneddoti e fatti da suggerire.
In questi giorni è fuor di dubbio, e pure legittimo, che la persuasione sia stata diversa.
Ricordo ancora che nel 1995 l’allora presidente della Repubblica fece partire un governo, quello Dini, che in Parlamento ed in specie alla Camera dei deputati ottenne solo 305 voti di fiducia.
Ora ci si ricorderà di come un altro Presidente della Repubblica pretese 316 voti per concedere la continuità del governo, cioè la maggioranza assoluta della Camera, allorché l’on. Fini nel 2010 si separò dal presidente Berlusconi.
Ora è di tutta evidenza che pare curioso come tutti questi Presidenti che hanno avuto interpretazioni diverse siano ammantati, per il semplice ruolo, di una saggezza illimitata e indiscutibile
In questi giorni uno dei punti più motivanti per evitare le elezioni è stato il timore, ammesso e dichiarato, che un nuovo parlamento, che si prevedeva di centrodestra, potesse eleggere il prossimo presidente della Repubblica.
Insomma pare che il problema, per alcuni e forse appunto per le favorevoli esperienze, sia quello di avere l’arbitro che interpreta leggi e Costituzione per gli amici e le applica per gli avversari.
Difendere con sincerità la democrazia credo che non presupponga però l’interdizione preventiva.
L’attuale Presidente della Repubblica, di cui è comunque noto il mio apprezzamento, è stato eletto da un parlamento che nel 2013 era nato da un risultato sulla base di una legge elettorale estremamente maggioritaria e che aveva dato la maggioranza assoluta al partito democratico ottenuta con il 29% dei voti superando appena per uno 0,5 Forza Italia.
Alle ultime elezioni, l’anno scorso, il centro destra raccolse il 37% dei consensi, ma essendo nuovamente cambiata la legge elettorale, non ottenne alcun premio di maggioranza.
L’attuale Presidente della Repubblica si è comportato in questa evidenza con seria determinazione secondo regole che certamente non ha stravolto, ma avrebbe pure potuto fare altro.
Non io lo dico, ma lo raccontano i fatti ricordati.
Ora ammettere la genesi di questa vicenda è utile.