“Dove sono i difensori della libertà?”
Era il manifesto realizzato a Brescia, nel 1979, dai giovani democratico cristiani e con il quale venne tappezzata la provincia.
Si trattava di chiedere ai comunisti di allora di dire qualche cosa sulla tragedia dei “boat people”, sul dramma dei vietnamiti in fuga dal regime comunista.
Ovviamente non dicevano e, proprio sollecitati, dissero poco, se non soprattutto e piuttosto manifestarono la preoccupazione per gli aiuti da dare al governo comunista vietnamita dal quale si fuggiva.
In verità anche tanti miei amici di partito erano “prudenti”.
Infatti come ricordava qualche anno fa il missionario Pietro Gheddo:” Il 22 giugno 1979, il Primo ministro Giulio Andreotti invita a Palazzo Chigi padre Girardi e il sottoscritto per ringraziarci: “Avete fatto una campagna coraggiosa, provvidenziale e vittoriosa”, perché negli anni 1975-1980, proclamare che i due popoli fuggivano da Vietnam e Cambogia dopo la “liberazione” portata dai Vietcong e dai Khmer rossi, voleva dire essere bollati, come minimo, da provocatori “finanziati dalla Cia”.
Fu così decisa la missione in Vietnam con il grande favore del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
La decisione della Missione Vietnam con l’invio di tre navi verso il Golfo del Siam (gli incrociatori Vittorio Veneto e Andrea Doria e la nave appoggio Stromboli) fu assunta dal governo presieduto da Giulio Andreotti: in quell’estate l’esecutivo, tra l’altro dimissionario, stava affrontando uno dei momenti più cupi degli anni di piombo con l’ulteriore aggravio di un’inflazione alle stelle, ma non vi furono incertezze.
Questo lungo preambolo perché molti nei giorni scorsi hanno raccontato la bella Italia dell’accoglienza che c’era una volta.
L’affermazioni vera non è solo nell’Italia di allora meglio di oggi, abbiamo ricordato gli enormi problemi, ma nel meglio dei Governi e dei politici di allora.
Senza ipocrisie, gli uni e gli altri!
Oggi invece solo imbroglio dei dati e dei fatti per il proprio tornaconto.
Come si fa a paragonare il problema oggi con quello di allora!
Sarebbe sufficiente ricordare i dati sull’immigrazione dell’ONU nel 1979 per capire come per l’Europa e per il nostro Paese il problema fosse pressoché nullo.
Europa : 557.000 (di cui: Gran Bretagna 150.000, Francia 145.000, RFT 120.000, Svizzera 30.000, Svezia e Austria 20.000 ciascuna).
Quanto all’Italia, ospita un numero limitato di rifugiati riconosciuti come tali sono12.000.
Secondo un calcolo approssimativo dell’UNHCR, dal 1952 a tutto il 1989, quindi un arco di quasi 40 anni, gli stranieri richiedenti asilo in Italia sono stati 122.362.
Siccome con chi scrive, nella direzione nazionale dei giovani dc di allora, c’era pure il ministro Franceschini, questi dati dovrebbe ricordarli.
Oggi il problema è di tutt’altra dimensione, di tutt’altra complessità, di tutt’altra evidenza.
Ora Salvini sarà rude, anche insopportabile per i modi, ma la “bontà interessata” perché tanto i problemi poi li subiscono i cittadini è ancor peggio dell’insopportabile arroganza.
Vogliamo finalmente e duramente chiedere all’Europa che risponda?
Non prendiamoci in giro sulle volontarie disponibilità di alcuni Paesi quando tutti sanno che detto della disponibilità, il fatto della reale accoglienza è cosa diversa.
Vogliamo dire che tunisini e marocchini non possono in alcun modo essere considerati da assistere?
Cosi per alleggerire i concetti, noi che siamo così appassionati di calcio agli ultimi campionati mondiali eravamo assenti, ma c’erano le nazionali dei due paesi appena citati!
Vogliamo davvero pretendere dall’ONU e dall’Europa che si affronti il problema per aiutare chi realmente chi ne ha necessità intervenendo nei Paesi, quasi tutti uccisi dal colonialismo francese nell’Africa centrale?
Vogliamo intervenire in Libia, ancora una volta distrutta, recentemente e quindi difficile non ricordarsene, dalle logiche bestialmente economiche francesi, con una presenza internazionale che tuteli i poveri profughi veri?
Dobbiamo intervenire solo per il petrolio e per le grandi multinazionali?
E’ drammatico constatare come gli interessi dei più ricchi vengano difesi da chi dice di voler difendere i più poveri.
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