Ormai pare che le regole elementari di una democrazia condivisa siano aggiunte inutili nella semplicità di un Paese che si accontenta dell’invidia e della mediocrità.
Peggio, convive con una pericolosa supponenza ignorante.
Un grande studioso di diritto costituzionale, ed espertissimo conoscitore del lavoro ha lanciato un nuovo messaggio salvifico: bisogna abolire il voto segreto in Parlamento.
Dispiace, per usare un termine del suo capogruppo alla Camera dei deputati, apparire irriguardosi e così maleducati nei confronti del capo politico dei cinque stelle.
Pare quasi di essere al suo livello, ma risulta difficile disquisire come dovrebbe essere abitudine.
La libertà e l’indipendenza dei Parlamentari nell’esplicare il loro mandato non è un grazioso regalo né un privilegio dietro al quale nascondere il proprio coraggio.
È semplicemente la garanzia che nessuno può minacciare, condizionare, limitare una libertà che non è personale del Deputato, ma garanzia per i cittadini.
Tutti, dicasi tutti, i regimi dittatoriali lo sono perché chi rappresenta formalmente i cittadini, è invece semplicemente strumento del dittatore che lo controlla nel suo esprimersi non libero.
L’idea fa il paio con quell’altra trovata di dimezzare i Parlamentari per risparmiare.
Se fosse una questione di risparmio sarebbe sufficiente immaginare che, vista l’inutilità auto conclamata dei singoli parlamentari cinque stelle, il loro voto congiunto potrebbe essere concentrato nel loro capo politico.
Ovviamente sarebbe un bel risparmio.
Ancor più risparmio sarebbe lasciare a Casaleggio di votare.
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