La preoccupazione è di apparire a conoscenza di tutto con una immotivata ed esagerata presunzione.
Visitare le carceri e parlare con operatori penitenziari oltre che ovviamente con i detenuti è stato un impegno essendo capogruppo in commissione giustizia della Camera.
Certo tutto questo perché l’impegno politico era svolto non tanto e solo con attenzione, ma soprattutto con la consapevolezza che i problemi potessero trovare delle soluzioni solo attraverso la conoscenza, l’esperienza ed il confronto.
Il tutto possibile perché le precedenti esperienze avevano formato e creato i presupposti per comprendere: esperienze politiche e di lavoro.
Ma torniamo al tema sottolineando come quello che si è conosciuto di problematico tale è rimasto.
Le rivolte di questi giorni, in un periodo già con problemi enormi senza crearne di altri, sono in parte comprensibili ma soprattutto inaccettabili.
Comprensibili perché le nostre carceri soffrono da tempo di una inadeguatezza dal punto di vista della capienza rispetto a quanti sono i reclusi.
Problema che ci trasciniamo, ma che non può essere nascosto, nella sua causa, dalla presenza con percentuali elevata dei detenuti stranieri: oltre il 30%.
Rispedirli per scontare la pena nei loro Paesi è pressoché impossibile, ma certo non porre mai un problema con fare ultimativo non porta a nessuna soluzione.
Il numero più elevato di detenuti stranieri giunge dal Marocco, dall’Albania, dalla Romania, dalla Tunisia e dalla Nigeria.
Non è possibile con questi Paesi, di cui alcuni nell’unione europea, puntare i piedi?
Se non si volesse risolvere nel modo suggerito la questione sarebbe stato opportuno e giusto porre mano con sollecitudine al piano di edilizia carceraria che esiste ma non si attua.
Si è preferito, in un ennesimo esempio di demagogica ideologia, immaginare che il problema del sovraffollamento si risolvesse con le celle aperte, cioè con la possibilità di circolare liberamente nei raggi a 50/60 persone con un controllo affidato a 2 agenti carcerari
Praticamente impossibile come più volte hanno segnalato i sindacati degli operatori carcerari rimanendo inascoltati e inoltre rimanendo sempre in numero inadeguato.
Le rivolte sono il frutto inaccettabile di questa assurdità e di miope e sorda inefficienza delle autorità governative.
Se poi ci si immagina che i morti fra i detenuti che si sono posti in rivolta è stato causato da “overdose”, rese possibili dalle irruzioni nelle infermerie, appare ancor più inaccettabile.
Purtroppo è più facile non risolvere nulla ma apparire democraticamente comprensivi offrendo effimere libertà.
Così, con provvedimenti pericolosi, ma nascosti nelle mura delle carceri, tra l’altro si ottiene l’obiettivo di non contrastare il pensiero di molti che disapproverebbero spese per costruirne di nuove dignitose.
Comportamento magari utile elettoralmente ma disastroso praticamente.
Per governare ci vuole coraggio e magari ricordare ai tanti che immaginano giusto punire con implacabile rigore chi ha sbagliato… che non siano così rigorosi solo e ovviamente quando è un altro a sbagliare.
Lascia un commento