Athleta noster.

Così San Bonaventura descrive Cristo che ha lottato con il male e con la morte per riscattare la libertà degli uomini.

Vincendo nel sacrificio di tutto sé stesso per tutto il suo popolo.

L’esercito di Cristo che si caro costò a riarmar, dice Dante nel dodicesimo canto del Paradiso e poi prosegue rassicurandoci …lo’mperador che sempre regna provide la milizia.

Il racconto di secoli di cultura sovrasta il buio con la incorruttibile luce della certezza.

San Bonaventura con sintesi mirabile ci consente di descrivere l’immagine della pagina miniata di un ignoto artista carolingio.

Te igitur… con il Cristo dipinto sulla T, che diviene croce, rappresentato con un fisico atletico e forte, necessario nello sforzo di consegnarci la vita sconfiggendo la morte.

Ed il sole e la luna sono testimoni di questa verità nel rinnovarsi del giorno.

Spesso ci si abbandona alla fede solo nel bisogno perché facile è il cammino nella semplicità del successo.

Oggi però non si tratta di abbandonarsi per consolazione e conforto.

Si tratta di combattere con lo stesso forte impegno dell’Athleta noster.

Di utilizzare tutta la nostra capacità per risollevarci.

Non tanto perché uomini con una fede, quanto piuttosto perché consapevoli di quel dovere che ognuno di noi ha nel contribuire al cammino di tutti.

Si tratta di assumere la consapevolezza della mirabile opera d’arte che la vita di ognuno di noi può realizzare.

È dell’uomo questo impegno, certo la fede aiuta a renderci consapevoli, ma l’impegno resta per tutti.