La Storia dell’arte racconta incredibili vicende.

Ma è ancor più incredibile affermare che la Politica potrebbe spiegarle.

Ecco una inedita lettura.

Un poco lunga, ma per chi ha curiosità una occasione di trovare una tesi mai proposta.

Due grandi maestri e due opere studiate e discusse, ma… non ci sono.

All’inizio del 1500 la Repubblica di Firenze incaricò Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti di realizzare due enormi dipinti in Palazzo Vecchio: dovevano raffigurare le battaglie di Anghiari e di Cascina vittoriose per le insegne fiorentine.

Lode, encomio e monito, rispettivamente per Firenze, per le sue gesta e per i suoi nemici.

Le strane circostanze della vita non le hanno rese quello che avrebbero dovuto essere.

La Repubblica fiorentina che 8 anni prima aveva avviato Savonarola, poi giustiziato in fretta nel 1498, realizzò l’enorme “Sala Grande” per contenere tutti i 500 rappresentanti che dovevano trovarsi e discuterne le sorti. Quello poi conosciuto come il “Salone dei cinquecento”.

In poco tempo essendo complicato gestire un così enorme numero di persone, nel 1502, venne scelto Pier Soderini come “gonfaloniere a vita”, persona mite, devota, seria, insomma irreprensibile.

Una specie di Presidente delle Repubblica presidenziale ed a vita.

Così Pier Soderini incaricò i due grandi artisti fra il 1503 ed Il 1504 di decorare il salone come sopra gia illustruto.

Si misero all’opera… ma non la conclusero.

Qui nascono le giustificazioni e le interpretazioni.

Facciamo subito notare come curiosamente sia Leonardo che Michelangelo interpretarono stranamente il modo di illustrare il valore bellico di Firenze.

L’idea di Leonardo della guerra era che fosse una pazzia bestiale e la rappresentazione che nel cartone aveva immaginato era tutta tesa a trasmettere la rabbiosa concitazione della lotta, l’intrico convulso dei corpi umani e animali, l’abbandono perverso nella polvere intrisa di sudore e sangue.

Non proprio la trionfante immagine di una vittoria.

Immaginarsi che persino Giorgio Vasari, descrivendo il cartone, si confuse nell’interpretare la parte dei fiorentini vincitori e dei milanesi soccombenti fa intendere tutto.

Michelangelo, descrivendo l’altra battaglia contro i pisani, preparò un cartone centrando l’immagine su corpi nudi di soldati che abbandonavano precipitosamente l’Arno per rivestirsi e combattere.

Avevano approfittato delle fresche acque per contrastare il caldo opprimente.

Poi vinsero la battaglia, ma di certo pur con la portentosa bravura di Michelangelo nel disegnare corpi scolpiti e possenti, non era una trionfante immagine di vittoria.

Morale della favola dopo un anno restarono solo una piccola parte dell’immagine centrale di Leonardo e per quanto riguarda Michelangelo il solo cartone.

I dipinti avrebbero dovuto misurare ognuno 17,5×7 metri.

Ovviamente un impegno tanto enorme affidato a due così sommi maestri e mai terminato è ovvio che abbia creato fin da subito necessità di giustificazione.

Per quanto riguarda Leonardo si ascrive la responsabilità alla scelta del maestro di usare una particolare tecnica antica per la realizzazione dell’opera e che tale tecnica, risultata insoddisfacente nel risultato abbia portato alla rinuncia dell’impegno.

Ora che la tecnica dell’encausto la realizzassero benissimo i romani e Leonardo non ne sia stato all’altezza pare dubbio.

Ma proprio nel 2005 si è trovata una curiosissima “giustificazione” quasi “preventiva” e scritta nel settembre del 1503 in modo assai squisitamente raffinato.

Non potendo raccontar con dovizia tutto ecco la sintesi nel fatto di come tal Agostino Vespucci, amico di Machiavelli e collaboratore nel Comune di Firenze di Soderini, sottolineasse e anticipasse il dubbio che Leonardo l’opera la finisse avendo abitudine di non finirne… e cita fra queste persino la Gioconda.

Ora pare proprio che le due giustificazioni riportate ancor oggi da tutti gli storici dell’arte siano un poco deboli se riferite alla grandezza di Leonardo.

Almeno secondo la nostra opinione.

Per quanto riguarda Michelangelo la giustificazione del suo abbandono è data dal richiamo che il Papa Giulio II gli avrebbe offerto per lavori presso la sede Pontificia Romana.

Su questo dipinto un grande storico dell’arte come Carlo Giulio Argan scrisse che una così curiosa rappresentazione di una battaglia risiedeva nell’alto senso religioso che voleva innalzare il monito di esser sempre pronti alla chiamata del Signore che non si sa quando avviene.

Pare motivo un poco dubbio per celebrare una vittoria storica, contro un acerrimo nemico, con un epico risultato… il tutto ottenuto nel combattere aspramente e duramente.

Vero che il cartone di Michelangelo per qualche anno venne tenuto sulla parete e vero che il poco rimasto del lavoro di Leonardo restò esso pure.

Ma alla fine il cartone ed il ridotto dipinto servirono soprattutto per apprezzare l’immensa innovazione artistica che le due opere insegnarono ai contemporanei pittori e non solo.

Talchè ne conosciamo immagini perché tratte dai pochi disegni preparatori rimasti o da copie parziali di contemporanei.

Ma la giustificazione politica dove sta?

Abbiamo già citato la presenza di Nicolò Machiavelli e quale arte migliore se non “dissimulare” poteva essere adottata per evitare uno scontro con sommi artisti da un alto e l’accusa di aver buttato tempo e denari senza nulla ottenere dall’altro?

Le opere non soddisfacevano nell’immagine il necessario trionfo di Firenze, ma chi le aveva così proposte era troppo forte per essere contrastato.

Così nessun vincitore e nessun sconfitto… e nessuna opera realizzata.

Meglio giustificazioni su toni bassi che scontri dirompenti.

Così per altro resta il dubbio che non rispondere alle esigenze di chi comanda ti manda a casa… vale anche oggi ed è una consolazione vedere che ha riguardato anche sommi personaggi.

A proposito, poi caduta la Repubblica fiorentina, fu un Medici, Cosimo I, ad incaricare il Vasari di modificare profondamente il Salone e di decorarlo con battaglie che illustravano la sua gloria.

Le possiamo vedere ancor oggi e sono battaglie encomiastiche secondo i giusti canoni per rappresentare una vittoriosa impresa.

Ulteriormente curioso di come il Vasari, nelle sue Vite descrisse con ammirazione il lavoro scomparso di Leonardo e di come in una delle sue battaglie raccolse il motivo dello scontro ravvicinato inventato da Leonardo… ma con precisa indicazione del vincitore e non con la confusione di una pazzia bestialissima.

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La figura di sinistra è stata realizzata da Paul Rubens ispirato probabilmente dai due disegni su foglio di Leonardo che propongono l’immagine centrale dell’opera

La figura di destra è stata realizzata da Aristotile da Sangallo nel 1542 riproducendo anch’essa la sola parte centrale dell’opera di Michelangelo.