Come sempre i nostri governanti, di tutte le parti, si accapigliano indicando negli altri le responsabilità.
Questo deleterio modo di fare ci ha portato alla quasi distruzione e sembra impossibile recuperare quel minimo senso dello Stato e delle Istituzioni che almeno chi ha responsabilità dovrebbe manifestare.
Soprattutto perché in Europa dobbiamo accompagnarci a gente che viaggia con noi con lo scopo di derubarci… abilmente attenta a non commettere reati.
E non abbiamo alternative migliori.
La storia che raccontano i “politici odierni” sul MES è l’ennesimo esempio di propaganda fasulla e pericolosa.
E anche quando i racconti sono più prossimi alla realtà sono senza offrire una prospettiva che li renda attraenti.
Vediamo bene le cose.
Il fondo salva stati ha avuto origine in un documento dell’Ecofin, i ministri dell’Economia, nel luglio del 2011 senza aver poi avuto alcuna ratifica dagli Stati europei.
Pensate che appena 10 giorni dopo vi fu una delibera nel vertice europeo per modificarne alcuni aspetti.
Il problema che alcuni si resero conto andava contrastato era che il fondo salva stati così come elaborato avrebbe poi dovuto realizzare quella delibera del Parlamento Europeo che stabiliva di: “ promuovere un mercato consolidato di Eurobond”.
Quindi il governo di centro destra non aveva accettato e approvato alcun meccanismo di controllo.
Semmai tutti i parlamentari europei di destra e di sinistra avevano proposto gli Eurobond.
Quindi fin qui non si trovano colpe, né da una parte né dall’altra.
Per essere precisi anche Prodi si spese, con la sua autorevolezza di ex presidente della Commissione Europea, perché si attuasse il meccanismo degli Eurobond.
Una scelta importante e utile per il nostro Paese.
Solo che accadde l’estate del 2011 con l’attacco al Governo italiano.
Ulteriormente indebolito dalla lettera di settembre, chiamiamola semplicemente”ultimativa” e congiunta, di Trichet presidente uscente della BCE e di Draghi presidente subentrante .
Poi in rapida successione nell’ottobre l’affondo del duo Sarkozy- Merkel con le collaborazioni interne già ampiamente raccontate e descritte.
Le cose messe così opportunamente e favorevolmente, per loro, ecco il “classico” ministro tedesco che boccia categoricamente gli Eurobond.
Con tale meccanismo, ovviamente ognuno avrebbe dovuto pagare i sui debiti, ma la copertura dell’intera unione avrebbe spezzato le possibilità della speculazione di giocare sui differenti tassi del debito dei vari paesi europei.
La Germania non lo voleva e non lo vuole per il semplice fatto che più alti sono i tassi che la concorrenza deve pagare, meno competitiva può essere ed inoltre è più soggetta al ricatto dei cosiddetti mercati.
Lo capisce anche un bambino.
Si arriva così all’approvazione del MES, fondo salva stati, nella forma che conosciamo nel febbraio 2012 con il governo Monti.
Gli Eurobond non ci sono più e invece ci sono le norme capestro poi attuate in Grecia per gli stati che richiedono una finanziamento.
In Italia questo lo hanno votato tutti ad eccezione della Lega. (Italia dei Valori si astenne così come una ventina di deputati di quello che allora era il PDL)
Questi sono i fatti.
Oggi l’accordo che dovrà essere ratificato fra un mese dal Consiglio europeo prevede che il MES possa essere attuato, senza applicare le clausole capestro, solo per i fondi spesi per attuare gli interventi di emergenza sanitaria.
Ancora un bambino capisce che è meglio di niente, ma che quelle spese sono briciole rispetto a quelle necessarie per far ripartire una economia distrutta. .
Questi sono i fatti, non sono opinioni, e se i politici italiani, governanti o meno, ragionassero sui fatti si accorgerebbero che devono stare insieme, attenti, forti e determinati perché come compagni di viaggio, forse non abbiamo nemici, ma certamente abbiamo avversari economici.
In Europa bisogna capire cosa si sta facendo, bisogna non essere succubi… insomma bisogna essere capaci.
Purtroppo è quello che ci manca.
Per il momento abbiamo scampato il nuovo MES che ci stavano propinando… ma di questo ne abbiamo già parlato e speriamo di non doverne più parlare.
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