di Eugenio Baresi

Avere delle idee non è certo una stranezza che possa portare imbarazzo.

E proprio avendo idee si comprende che possono essercene di diverse non per questo riprovevoli o possono esserci portatori di idee normalmente confliggenti, ma a volte coincidenti.

Così la parte conclusiva di questo scritto è la più utile.

Il problema del nostro Paese sta tutto nella certezza assoluta della ragione che ogni parte manifesta.

Magari senza idee, ma certamente con la convinzione della propria ragione.

Così dalla politica alla informazione non esiste la logica del confronto, ma quella dell’affermazione.

Persino i sondaggi non sono una empirica verifica del pensiero dei cittadini, ma diventano la conferma del sostegno per la propria causa.

Incredibile.

Leggere i sondaggi che ci vengono consegnati è la prova di quello che si afferma.

Se si ascoltano certi canali di informazione ne emergono sicuramente favorevoli per la parte per cui si opera… dimenticandosi che fra informazione e propaganda esiste una bella differenza.

Ed è di tutti.

Non serve far nomi perché è sufficiente ascoltare o leggere per comprendere da che parte si collocano.

Il dramma è che questa quasi assoluta mancanza di senno porta poi le curve dei tifosi ad esasperare ancor più i toni ed a rendere impossibile una razionale considerazione.

Se persino i sondaggi vengono piegati ai desideri favorevoli, immaginarsi cosa ne è dell’informazione, rende quasi totalmente senza speranze.

Certo non tutti sono così, ma da anni gran parte del forte potere dell’informare ha perso di vista la moderazione.

Moderazione che certo non appartiene a quei programmi di urlanti scatenati persino più dannosi di qualsiasi pessimo risultato di governo.

Moderazione che però dovrebbe essere nella sostanza dei contenuti anche di quelli che con maggior “riservatezza” manifestano solo e sempre le ragioni di una parte.

Insomma siamo o nella padella o sulle brace.

Forse servono ancora quei politici che conoscendo l’amministrazione ed il governo si sforzano di offrire appunto solo le idee di cui si diceva all’inizio.

Senza per questo rinunciare alla critica.

Accade però che tale andazzo rovina persino chi dovrebbe guardare ai fatti.

Fa per esempio piacere leggere come Romano Prodi pensi a fornire idee molto semplicemente concrete e frutto della altrettanto semplice constatazione di quanto si ha a disposizione: “riavviare le grandi opere infrastrutturali già finanziate e da tempo pronte al via, sostenere i gruppi strategici con i fondi pubblici, prestiti agevolati (o meglio ancora a fondo perduto) per le piccole imprese”… fra parentesi perché è una nostra aggiunta.

Solo che questo razionale ragionare, che molto più modestamente avevamo proposto già su queste pagine, è visto come un inopinato ritorno all’intervento pubblico nell’economia da parte di Confindustria.

Si capisce che le falangi della fazione non consentono nulla di buono.