In questi giorni tremendi e difficili sono arrivati in soccorso a Brescia medici e infermieri albanesi.
Il loro Primo Ministro ci ha detto che non potevano non rispettare il dovere morale di aiutare chi li aveva aiutati.
Il sito dell’Esercito italiano ci informa, fra le missioni all’estero concluse, della “Missione Pellicano”.
Era il 16 settembre 1991 e i nostri militari di leva, disarmati, arrivarono in Albania dove trasporteranno 90.659 tonnellate di generi vari, solo nei primi mesi, sosterranno le esigenze mediche della popolazione e la distribuzione di farmaci.
L’Albania era una nazione carcere distrutta e portata allo stremo da uno dei peggiori regimi comunisti che la storia ricordi.
In Italia il Presidente del Consiglio era Giulio Andreotti.
In quella poverissima nazione, dove non esisteva quasi nemmeno un reddito per sopravvivere, i nostri ragazzi di leva andarono a portare soccorso.
In Italia erano arrivati, in poco più di un mese, 30.000 profughi su navi stracolme, il nostro Paese era il loro sogno.
Il Governo italiano si attrezzò, immediatamente, per realizzare una impresa di sostegno al popolo albanese nella sua terra.
Per fortuna quasi tutti conoscevano l’italiano perché, vedere nei più sperduti villaggi dei grandi elicotteri che scaricavano gruppetti di giovani in divisa, era all’inizio una ulteriore paura.
Ma la bontà e l’innata simpatia che i nostri soldati hanno sempre dispensato in tutte le missioni estere facilitarono il compito.
A quella missione seguì un ulteriore impegno per distribuire aiuti forniti dalla Comunità Europea ed infine l’ultimo sforzo, negli ultimi mesi del 1993, per portare ancora aiuti esclusivamente italiani.
Gli Albanesi apprezzarono talmente tanto i nostri militari che anche nelle successive tragiche vicende nella regione, che hanno visto l’impegno dell’Onu, hanno sempre voluto l’Italia alla guida dei contingenti.
Ecco che quando si realizza la bontà con la concretezza delle capacità di Governo, anche dopo tanti anni, si ottengono reciproche azioni di bene.
Non sono l’ideologia di un inutile accoglienza senza criterio e nemmeno l’egoismo di un inventato pericolo brandito minacciosamente che fanno un Paese grande.
Un grande Paese è nella silenziosità degli atti seri ed efficaci.
Sapere cosa è accaduto farebbe bene a molti degli attuali ignoranti.
4 Aprile 2020 at 08:03
Questa è una storia che si lègge piacevolmente, con semplicità e simpatia. È proprio così che dovrebbe avvenire lo scambio d’amore tra i popoli. Grazie Albania 🇦🇱!!!