Una delle ultime testimoni della resistenza ci ha lasciato. Oggi non appare uno scritto personale ma riportiamo un articolo di Eugenio Barboglio scritto su Bresciaoggi che racconta splendidamente una storia rispettosamente orgogliosa dei propri principi senza l’alterigia dei vincitori e senza infierire sui vinti. 

“Agape era la moglie di Sam. E in quel matrimonio, nella figura del marito, comandante partigiano prima e deputato liberale poi, avrebbe potuto diluirsi, fino alla trasparenza. Invece Agape moglie di Sam è sempre stata Agape. È così rilevante il capitolo iniziale della sua vita, il periodo di quando era ragazza, e che coincide con la Resistenza e la militanza partigiana. La vita con Sam Quilleri, comincia dove finisce la Resistenza, ed è la Resistenza a farli incontrare. A dispetto delle apparizioni pubbliche – con gli studenti per raccontare l’epopea partigiana, il 25 Aprile, la presidenza delle Fiamme Verdi -, la seconda vita di Agape scorre nell’ombra della casa di via Amba D’Oro, in quella del Ronco, finalmente quieta dopo le avventure da far tremare i polsi della guerra di Liberazione. Scorre accanto ai figli (Cristina, Fausta, Silvia e Ludovico) e ai nipoti; eppure Agape è sempre Agape, un punto di riferimento per la città, simbolo discreto e forte dei valori su cui Brescia si è costruita dal Dopoguerra. Agape Nulli Quilleri si è spenta ieri mattina agli Spedali Civili a 93 anni. La salutano unanimi parole di cordoglio, e tutti nel ricordarla ritornano alla sua prima vita, di adolescente ribelle, staffetta partigiana esile e scattante, intelligente e furba che tante volte grazie a queste doti mette nel sacco fascisti e tedeschi. E a vederla nelle fotografie di allora è proprio così. Del resto era figlia di una famiglia, i Nulli di Iseo, che aveva in gran conto la cultura, i valori di libertà ma anche lo sport. Tutti o quasi campioni, lei, il papà Ludovico e le sorelle Mariuccia e Rosetta, tra tiro a segno e nuoto. E in quel suo andare e venire, spesso in bicicletta, arruolata dalla Resistenza quando ancora studiava all’Arnaldo, con pacchi che nascondono cibo, abiti ma più spesso armi per i «ribelli per amore», si sommano tutte queste virtù famigliari.
DEL SUO PASSATO partigiano parlava con pudore, senza autocelebrazioni. Eppure aveva corso enormi rischi, assistito alle tragedie della guerra in presa diretta o vissute sulle pelle sua e della sua famiglia: lei incarcerata dai nazifascisti, interrogata daPriebke boia delle Fosse Ardeatine (di cui chiese due volte la grazia), i suoi deportati nel campo di concentramento di Gries. Quasi ne sorrideva del termine «staffetta», come a non darsi troppa importanza. Semmai le piaceva che vi fosse insita l’idea di passaggio del testimone, staffetta attraverso le generazioni dei valori di partigiana cattolica, convinta liberale e donna laica, come recita il titolo del libro-intervista di Eugenio Baresi. Era appassionata della questione femminile, senza essere femminista, e in questo senso va visto il suo adolescenziale favore per il fascismo in cui, lei giovanissima e piena di vita, scorgeva lo spazio per un ruolo più attivo della donna. Un favore per il quale in famiglia la canzonavano, presto spazzato via dalla consapevolezza dei soprusi, persecuzioni ed eccidi (l’assassinio di Bonomelli, suocero della sorella Rosetta).
LA RESISTENZA di Agape è fatta di figure di preti indimenticabili ed eroi (don Vender, mons. Fossati, don Comensoli, padre Cittadini) e di donne coraggiose come lei (Irene Coccoli, Letizia Pedretti, Antonia Oscar Abbiati). Ed è fatta di piccoli gesti all’inizio, il saluto fascista rifiutato al preside dell’Arnaldo, e di più grandi alla fine, nei nove mesi a Canton Mombello, tra ratti e compagni picchiati a sangue. Quando il 25 Aprile le si spalancarono i cancelli della prigione, Agape sapeva dove andare. Sam Quilleri se la trovò sulla porta di casa, lei racconta che era quasi deluso: «Eravamo pronti a liberarvi». Non importava, era iniziata la seconda vita di Agape Nulli Quilleri finita ieri a 93 anni.
La camera ardente è all’obitorio del Civile, i funerali sono domani alle 15.30 alla parrocchia del Buona Pastore in viale Venezia. Alla famiglia Quilleri le condoglianze di Bresciaoggi”.