Tutto è stato dimenticato perché ci sono fatti che emergono solo per l’utilità di distruggere gli avversari ben sapendo che tutto tace al cenno del risultato raggiunto.
L’indubbio scandalo del mercimonio di uffici giudiziari e di favori politici è stato presto dimenticato.

 Ma incombono le nuove elezioni al Consiglio Superiore della Magistratura e qualche osservazione andrebbe fatta.
Purtroppo da anni un intreccio subdolo di interessi porta a delegittimare solo gli avversari accertati, il resto è guerra di posizioni con avvertimenti più o meno graduati secondo necessità.
Questo è uno dei problemi fondamentali del nostro Paese che da quasi trent’anni si trova condizionato dal reticolo di “indagini”, diritto di “informare” e poche sentenze che portano a risultati definitivi.
D’altro canto quello che conta non è il fatto, ma la sembianza che di esso si fa apparire.
L’indipendenza della Magistratura necessiterebbe di una affermazione che ne accertasse prima il significato.
Non è certo irresponsabilità, non è certo licenza, non è certo sopruso, non è certo arbitrio… dovrebbe semplicemente essere responsabilità.
L’affidabilità di un giudizio dettato appunto dall’indipendenza della e dalla propria opinione di appartenenza.
Ma come è possibile immaginare tutto ciò quando l’inizio del declino è rappresentato proprio dai protagonisti di quell’inizio schierati da una parte?
Può dar fastidio ai soliti pelosi difensori della democrazia per sé, ma tutti i protagonisti della stagione giudiziaria che distrusse un lungo periodo, certo di luci e ombre, ma che garantì progresso e benessere si sono schierati politicamente da un lato.
Non schierati per simpatia, schierati nei fatti con incarichi politici prestigiosi.
Ammetterlo sarebbe utile per dismettere finalmente la questione giudiziaria come arma politica e di ricatto.
Sarebbe utile per mettere in campo quei meccanismi semplici che garantendo comunque la responsabile indipendenza togliessero il complice favore.
Due ruoli separati fra inquirenti e giudicanti ognuno con il proprio lavoro nella terzietà garantita ad entrambi, con la possibilità di diverso impiego attraverso un concorso ed una diversa collocazione territoriale nel nuovo ruolo.
Meccanismo di autotutela per ogni funzione nel quale la scelta dei rappresentanti non è il sorteggio esclusivo, ma fra un gruppo di eletti per lo scopo.
Cose semplici e facilmente attuabili solo si avesse l’interesse a togliere dalla competizione politica un protagonista fruttuosamente attivo al bisogno.
Rimane poi l’assunto iniziale sulla complicità nella diffusione delle iniziative giudiziarie che la cosiddetta libera informazione si concede sul racconto degli accadimenti che sarebbe indispensabile fosse non secondo necessità e convenienza,.
Ma del quarto potere certo ne riparleremo.