di Eugenio Baresi
Come in un fumetto sono evaporate nella nuvoletta del nulla tutte le parole che si sono inseguite nel casino che il presidente del coniglio ha realizzato a Villa Pamphili.
Uno sceglie un nome altisonante, per realizzare una idea altisonante, in un tempo nel quale serve proprio che si prendano misure altisonanti.
Fuuhh… è l’unico sospiro che si è percepito.
Insomma come è possibile che non vi sia un succinto elenco di provvedimenti, con motivi della scelta e prospettiva dei risultati e soprattutto con la data della approvazione di ognuno?
Alla fine dell’ennesima giornata sappiamo che ci è stato comunicato: annunceremo.
Governare significa operare con concretezza.
Governare significa compiere atti certi, provvedimenti verificabili e iniziative visibili.
Il problema gravissimo è che intanto morirà tutto.
L’unica cosa che rimane è il nulla dei risultati ed il nulla di fatti di tutta la pantomima organizzata dal governo di oggi e giustificata aulicamente dai suoi sostenitori senza l’ombra di una riflessione pur modesta.
Un anziano e noto giornalista con il mio nome ci ha dottamente spiegato che la scelta degli Stati Generali non è puramente e scioccamente importata da esperienze, pur non sempre felici, di stati stranieri.
Ci ha dottamente spiegato che nel nostro Paese addirittura Cavour ne diede inizio con gli Stati Generali per sancire l’unità d’Italia.
Ed ancora ci ha rinnovato altre esperienze fino a spiegarci che persino Mussolini li utilizzò… trasformandoli poi nel Gran Consiglio del Fascismo.
Non un gran bel esempio.
Tutto ovviamente per giustificare in maniera altisonante la novella iniziativa dell’attuale presidente del coniglio.
Ma purtroppo di altisonante ci sono solo le rimembranze, per altro dimenticando che la nostra Costituzione, che tanto amano e tanto tradiscono, si era premurata di individuare un organo di rango Costituzionale per affiancare i Governi nell’analisi delle condizioni della società e nel fornire supporto di riflessioni e valutazioni.
È il CNEL e ne abbiamo già parlato.
Il presunto vizio della critica non può essere la giustificazione per considerare inopportune le nostre parole.
C’era un piano predisposto da centinaia di persone guidate da Colao, ma dopo che il governo lo ha incaricato di predisporlo, non noi, l’ha considerato inopportuno.
Fanno e disfano tutto da soli senza nulla sapere e senza nulla immaginare se non qualsiasi atto solo utile alla loro sopravvivenza.
Viene in mente la famosa battuta di Totò: “Ed io pago”.
Anche se Colao personalmente ha lavorato gratuitamente.
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