Ad Hong Kong si è votato per le elezioni distrettuali ed il 90% degli elettori ha votato per i partiti democratici.
Ma queste elezioni per la Cina non contano.
L’esatto opposto di qualsiasi principio democratico, l’esatto opposto di un minimo riconoscimento del volere dei cittadini.
E nello stesso momento Grillo incontra per ben due volte l’ambasciatore Cinese.
Si potrebbe dire che uno incontra chi vuole… magari se quello che incontra rispettasse le regole della democrazia sarebbe meglio…
Tra l’altro i rapporti diplomatici fra nazioni hanno delle regole e un “signore” senza incarichi con l’ambasciatore è “curioso”.
Ancora piu preoccupante è che qualche giorno prima il Casaleggio, pagato dai deputati 5stelle per gestire quello che devono votare tramite la piattaforma Rousseau, abbia organizzato un evento su smart company con l’ad di Huawei che cerca di acquisire la rete 5G in Italia.
Di Maio, ministro degli esteri non certo per competenza ma per evidente altrui interesse, gestisce tutti i problemi di rapporti con la Cina, compreso il delicatissimo dossier per la sicurezza nazionale che riguarda appunto il 5G.
Normalmente tre indizi fanno una prova.
Chi vuole vendere l’Italia?
Da ventisette anni assistiamo a strani interventi di stati esteri per modificare i risultati democratici italiani.
Sembra di essere ad Hong Kong con buona pace dei 5stelle… messi nelle scatolette e dimentichi del fatto di essere per la democrazia diretta… diretta da uno che vale più di tutti gli altri.
Noi non possiamo votare per rinnovare il Parlamento.
Quasi appunto come nella località cinese, dove fanno votare solo per elezioni locali, ma quando verrà eletto il parlamento, i cittadini potranno eleggere solo 35 dei 70 candidati che siedono in Assemblea.
Gli altri 35 sono scelti dalle corporazioni economiche del paese, le “functional constituencies”, sulle quali Pechino esercita la sua decisiva influenza.
La somma di questi fatti incontrovertibili non può che preoccuparci!
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