Come facevano i vituperati politici di una volta, i nuovi del nulla attualmente al governo hanno fatto l’ennesimo vertice di maggioranza.

Una differenza c’è. Allora servivano per trovare una soluzione e decidere, adesso per perdere tempo e continuare nell’imbroglio.

Parliamo del vertice di maggioranza sulla questione giustizia e sulla prescrizione.

L’auto nominatosi avvocato del popolo che è il presidente del coniglio ha una certa confusione sulle norme giuridiche.

Non è solo perché persino l’associazione dei magistrati prontamente interviene.

I fatti raccontano che l’abolizione di un tempo congruo entro il quale far finire ad una persona di essere imputato non c’è più.

Oggi se, colpevolmente o disgraziatamente incolpevolmente, si finisce nel vortice giudiziario il fine imputazione è fissato al mai.

Una bestialità.

Allora ecco la trovata di fare in modo che se nel primo grado uno viene considerato innocente la prescrizione vale secondo i termini che erano quelli antecedenti la riforma giallo verde.

Subito ecco che c’è chi fa notare l’incostituzionalità di una norma che non tiene conto del dettato, appunto costituzionale, che un imputato è considerato colpevole solo alla fine dell’intero iter processuale.

L’associazione magistrati altrettanto prontamente interviene sostenendo la ragionevolezza del considerare la differenza fra una sentenza, benché non definitiva, favorevole o contraria all’imputato.

Peccato che ai magistrati nulla freghi dell’imputato e del danneggiato.

Infatti a quel punto tanto vale considerare tutti e subito colpevoli così si evitano problemi.

E questa considerazione non è impertinente provocazione.

La quasi totalità dei reati prescritti, non per opinione ma per dati oggettivi e reali, si prescrivono ancor prima di arrivare ad un primo giudizio.

Se poi si vuole un racconto personale vale ricordare come chi scrive si trovò in un elenco pubblicato da un noto settimanale per incarichi di collaudo ricevuti dall’ANAS come lautamente pagato e “forse” incompetente.

Ovviamente vennero denunciati giornalista e giornale ed il processo avrebbe potuto concludersi in una udienza perché l’ANAS comunicò che incarichi mai erano stati affidati e che la società mai aveva conosciuto la persona citata.

Querela che il tribunale di Milano riusci a far cadere in prescrizione non raggiungendo in 7 anni la sentenza definitiva.

Così per dire nello stesso periodo le querele che riguardavano magistrati contro giornalisti arrivarono tutte a sentenza definitiva.

Giusto perché nei tribunali c’è scritto che “La Legge è uguale per tutti”… dimenticandosi di aggiungere gli amici.