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La Giustizia oppressa e negata.

di Eugenio Baresi

Oggi riportiamo cose dette nell’aula del Parlamento nel 1994.

Portano rammarico e tristezza.

Sembrano dette oggi, per problemi dell’oggi… per ingiustizie dell’oggi.

Come è possibile che nulla sia cambiato?

Ventisei anni trascorsi nella ripetizione di un dramma di giustizia oppressa e negata che ha sconvolto la libertà e l’espressione del voto popolare.

Considerazioni preoccupate, per nulla offensive, ma quasi un accorato appello affinché il primato della democrazia che si esprime nel confronto politico corretto fosse recuperato.

Ma sono trascorsi ventisei anni e siamo ancora allo stesso punto.

In troppi l’hanno negato perché la sua negazione ha consentito la loro preminenza.

Ma ha imbrogliato i cittadini, ha stravolto la verità dei fatti e ha frodato la libertà del confronto.

Ecco le cose dette nel dicembre 1994.

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Che Purgatori si ritenga un mascalzone… non ci pare una nuova notizia.

di Eugenio Baresi

Le notizie che appaiono in questi giorni sulla meschinità della giustizia, ben accompagnata dalla contiguità con taluni giornalisti e con l’onnipresente partito della sinistra sempre pronto all’imbroglio sono particolarmente utili per comprendere tutto quanto è stato raccontato al contrario dei fatti che hanno caratterizzato la storia repubblicana italiana.

Ovvio quei curiosi giornali che erano interessatissimi alle contumelie contro gli avversari oggi sono divenuti improvvisamente dell’idea di quanto sarebbe meglio non venissero divulgate notizie quando parlano di loro e dei loro compari.

Ma c’è un “giornalista” che non si è accorto di come le ultime notizie stiano smascherando i “compagni di merende” dell’imbroglio e così insiste nella foga di continuare a raccontare bugie, falsità e indegnità.

D’altro canto la sua carriera è stata costruita grazie ad un imbroglio… tra l’altro fatto pagare una cifra enorme agli inconsapevoli e truffati cittadini italiani.

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Non siamo come voi.

di Eugenio Baresi

Così un capo partito si è riferito ai suoi colleghi di governo… e ovviamente con disprezzo nemmeno malcelato.

Sentendo quello che si dicono verrebbe da dire che sono uno peggio dell’altro.

Poi infatti il capogruppo di un altro partito fa una intemerata dimenticandosi per esempio che nella inventata trattativa Stato mafia erano coinvolti suoi alleati.

Ed ancora è davvero curioso sentire affermare di come il ministro della giustizia sia inadeguato al ruolo, ma siccome il Paese ha bisogno di un governo non si chiede di cacciarlo.

Invero l’Italia avrebbe bisogno di un buon governo e non di gente inadeguata.

E gli aggettivi negativi non sono nostri, ma detti fra loro.

Il fatto è che la gente inadeguata ha bisogno di rimanere dove è perché altro lavoro non ne conosce… oltre a non averlo nemmeno mai conosciuto.

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La giustizia e la cosa giusta.

di Eugenio Baresi

Domani si discuterà la sfiducia nei confronti del ministro della giustizia.

Anche questa volta si continua a guardare il nulla.

Il problema è ridare dignità alla politica.

Dignità rispetto a se stessa e dignità rispetto alla magistratura.

L’attuale ministro racchiude in sé i motivi che hanno condotto alla rovina.

Per convenienza ha esaltato comunque la ragione dei magistrati e per incapacità è rimasto vittima degli interessi dei magistrati.

Colpevole due volte.

Colpevole una terza perché penalizza e umilia quella parte sana della magistratura che è abbandonata senza la libertà di essere indipendente.

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La democrazia e le decisioni politiche.

di Eugenio Baresi

Ieri mentre ci si attardava su di un improbabile ministro italiano alle prese con un magistrato, un ennesimo episodio dimostra come sia urgente ritornare ai principi di uno Stato democratico.

Anche in Europa.

La Corte Costituzionale tedesca stabiliva che entro tre mesi si deve accertare se vi è proporzionalità in un meccanismo di intervento economico della Banca Centrale Europea.

Ora di costituzionalisti per quanto ci riguarda in Italia ne abbiamo già troppi, quindi non ne cerchiamo per la Germania.

Ma la semplice logica impone di far osservare come le decisioni politiche restino da affidarsi alla politica.

Non può esistere Costituzione che valuta quanto sia necessario fare proporzionalmente.

Le valutazioni sono della politica.

Purtroppo la politica è debole ovunque e questo ci riporta in Italia.

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I giustizieri dell’Italia.

di Eugenio Baresi

Leggi Le Monde, quotidiano francese, e in prima pagina appare il bilancio di quasi 12 mila decessi in ospedale e quasi 8 mila nelle case di ricovero.

Leggi El Pais, quotidiano spagnolo, e testualmente scrive: “Case di riposo, la strage dei più vulnerabili”.

Leggi As, ancora spagnolo, e tornando ai numeri ti dice che in Catalogna su 8 mila decessi, 3 mila sono nelle case di riposo.

Ci fermiamo qui.

Un conteggio drammatico, ma in nessun paese ci si immagina che quelle morti cattive e tragiche possano essere colpa di altri se non del Covid19.

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Il danno della disinformazione. Danno? Meglio non dire cosa si vorrebbe dire.

In diretta si è potuto assistere ad una parte della quotidiana conferenza stampa del governo cinese.

Incredibilmente i giornalisti leggevano la domanda e i ministri leggevano la risposta.

Insomma un imbroglio, nemmeno nascosto, l’imbroglio di un regime comunista dittatoriale.

In Italia i giornalisti si permettono di continuare a scrivere tanto spesso senza testa.

Ci sarà una via di mezzo?

Meglio, ci sarà finalmente un rifiuto verso chi è “sguaiato”?

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La giustizia è da anni una parodia di sé stessa… esagerazione o realtà.

Ormai da tanti anni la giustizia viene utilizzata per modificare le vicende politiche del nostro Paese.

Non è una opinione, ma una semplice osservazione oggettiva.

Ed il fatto grave è proprio quello di pretendere il contrario per convenienza o per spirito di appartenenza.

La convenienza è di chi stranamente sembra sempre essere immune, ai piani alti, alle cure delle indagini permanenti.

Lo spirito di appartenenza è nel pretendere la propria verità, come fosse una verità rivelata, dimenticando che i dubbi crescono e nascono dai comportamenti non sempre limpidi, ed inoltre, dalla presunzione nel pretendere assolutamente illegittimi i medesimi dubbi.

Il Presidente della Repubblica ha espresso chiaramente, come sempre, come dovrebbero essere le cose: “La toga non è un abito di scena, non si tratta di un simbolo ridondante. Viene indossata per manifestare il significato di rivestire il magistrato che deve dismettere i propri panni personali ed esprimere, così appieno, la garanzia di imparzialità”.

Peccato che una affermazione tanto bella resti affermazione.

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I citofoni no.

La presunta giustizia domestica non è giustizia.

In Italia abbiamo ottime leggi, magari spesso applicate male, spesso stravolte o dimenticate, o utilizzate e non applicate, ma abbiamo un dovere che è di tutti: il rispetto delle persone.

E una legge, che sta sopra a tutte, appunto lo pretende.

Non è né buonismo né tolleranza, è il dovere di una comunità democratica.

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La prescrizione in atto è quella dell’intelligenza.

Come facevano i vituperati politici di una volta, i nuovi del nulla attualmente al governo hanno fatto l’ennesimo vertice di maggioranza.

Una differenza c’è. Allora servivano per trovare una soluzione e decidere, adesso per perdere tempo e continuare nell’imbroglio.

Parliamo del vertice di maggioranza sulla questione giustizia e sulla prescrizione.

L’auto nominatosi avvocato del popolo che è il presidente del coniglio ha una certa confusione sulle norme giuridiche.

Non è solo perché persino l’associazione dei magistrati prontamente interviene.

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