La crisi libica è l’ennesimo esempio della nulla capacità dell’attuale governo.
Nell’ultimo vertice a Berlino si è riproposta la “Missione Sofia”.
Una missione pagata dall’Europa a cui partecipano le Marine Militari di alcuni Paesi europei posizionando i navigli sul confine delle acque territoriali libiche per contrastare la migrazione clandestina.
Sembrerebbe bello, ma c’è l’imbroglio.
Gli scafisti clandestini sono contentissimi perché aumentano i clienti da trasportare.
Non è irriverenza verso chi vuole raggiungere l’Europa, ma è un dato di fatto che questi poveri pagano cifre considerevoli per la loro speranzosa traversata verso una vita migliore.
È un altro dato di fatto che avendo la quasi certezza di essere bloccati e trasportati su navi sicure, come lo sono quelle militari dei paesi europei, in molti ed in maggior numero affronteranno la spesa, a vantaggio degli scafisti delinquenti, e l’incognita del viaggio che a questo punto è quasi senza incognite e con molte speranze.
Giusto evitare naufragi e morti, ma non favorire counque la delinquenza criminale.
Ma a questo punto arriva per l’Italia l’ennesima fregatura.
I navigli militari delle nazioni europee, pagati dalla Commissione europea, scaricano chi hanno salvato sulle coste italiane.
Ecco che da quel momento ogni organizzazione, spesa e compito sono dell’Italia.
La commissione europea non c’entra più.
Allora per una persona dotata di buon senso, che ritiene giusto salvare le vite umane, pare altrettanto giusto che sia l’intera Europa ad assistere persone che non possono essere competenza del solo paese più vicino, cioè esclusivamente noi.
Si potrebbe fare altro?
Ricordiamo solo che abbiamo come Commissione europea versato alla Turchia 3 miliardi di euro. Soldi per evitare che arrivassero in Germania e nei paesi del nord Europa quelli che scappavano dalle guerre e dai dittatori mediorientali e che raggiungevano poi questi paesi attraverso la terra ferma e “quasi” senza morti nei naufragi.
Come sempre questi sono fatti e non opinioni.
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