Le elezioni regionali in Emilia Romagna hanno evidenziato come sia ormai determinante ed essenziale la rappresentazione dell’immagine piuttosto che la concretezza di un lavoro e dell’esperienza.
Stefano Bonaccini ha vinto certamente per quanto realizzato nel suo mandato precedente, ma certamente e altrettanto per quel movimento nuovo delle sardine.
Sbagliando non avevamo apprezzato la forza di un’immagine nuova, ma sponsorizzata da tutta la cosiddetta libera informazione.
Immagine appunto.
La proposta programmatica è secondaria, meglio inesistente, rispetto al clamore che ha fin da subito consentito di catalizzare l’interesse di un elettorato sempre più disilluso e che facilmente spera di trovare una soluzione rincorrendo l’ultima novità.
Era successo con i 5stelle che hanno raggiunto successi elettorali raccontando solo cose o inutili o impossibili, ma raccontate con grande partecipazione da tutta la cosiddetta libera informazione.
L’odio per la politica, quella che non contava più, e l’odio per la produzione.
Sono riusciti solo nell’inutilità di toglier qualche soldo a vecchi ultrasettantenni dismessi dalla politica da più di vent’anni, ma non sono riusciti ad abbattere le cose importanti dell’impresa e della produzione.
Per fortuna per quanto riguarda il secondo caso, perché distruggere il Paese significa distruggere ancor più i poveri.
Ma anche ovviamente considerando che i mandanti che hanno gestito la nascita “dell’immagine nuova” dei 5stelle sono proprio i detentori del potere dell’impresa e della produzione e del potere di crearla, possedendo la cosiddetta libera informazione.
Così anche questa volta perdurando la modesta capacità dei politici e dei partiti più tradizionali, appunto con la rinnovata collaborazione di una informazione in mano ai soliti noti, si è fatta esplodere l’ennesima novità salvifica e infine, e nella realtà, salvatrice.
Cosa che ai poco capaci piace perché questa volta non è contro tutti, ma contro gli altri.
Così illudendosi che l’Emilia Romagna sia il Mondo possono immaginare di rimanere al governo, e forse di riuscirci, in barba a tutti i risultati elettorali.
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