di Eugenio Baresi
Vedrete che ravviseremo e faremo
Accostare tre verbi declinati al futuro è l’esigenza quando si parla di quello che il governo dice della sua azione.
Solo che questo corto circuito di verbi porta al disastro le imprese, il lavoro, le famiglie… tutti.
Il vortice ci spinge in uno sprofondo di acqua piuttosto che spingerci in uno spazio di cielo.
Manca la luce della lungimiranza… della competenza si erano già perse le tracce.
Le imprese muoiono e con loro migliaia di posti di lavoro.
La percezione della realtà diventa fondamentale per comprendere come la concretezza degli atti debba essere strettamente legata alla concretezza dei fatti.
Interi settori non sono bancabili, cioè le banche non concedono alcun prestito e interi settori hanno bisogno di risorse.
Chiedere un atto d’amore alle banche risulta pazzesco se si sa che le banche prestano soldi raccolti dal risparmio dei cittadini.
Cosa possono fare?
Sarebbe il disastro del disastro.
Serve che le risorse che si dicono stanziate divengano realtà nella disponibilità delle imprese.
Serve che le risorse siano vere, fruibili e non sulle pagine di procedure poi respinte.
Serve mettere in atto normative semplici, ma efficaci per consentire la ripartenza.
Serve la responsabilità politica che sintetizzi le infomazioni che assume e deliberi.
La grande parte della piccola impresa sopravvive con l’incasso del giorno prima che consente il pagamento del giorno dopo.
Senza incassi non puoi pagare tasse, imposte, affitti e dipendenti.
Anche quelli, perché la cassa integrazione non arriva, sia responsabilità ora dell’INPS ora delle Regioni.
Ma ancor più tante piccole imprese familiari non sopravvivono nemmeno come famiglia, non hanno nemmeno l’ancora della integrazione pur in ritardo.
Non hanno nulla.
La forza del paese, la piccola impresa, quella che ci ha fatto diventare la quarta/quinta potenza economica al mondo, che unici abbiamo come struttura di produzione, che ci ha reso invidiati nel mondo per l’adattabilità del sistema, non può essere abbandonata.
C’è un concetto che in tutti questi anni di benessere è stato dimenticato per conveniente utilità di alcuni: il lavoro esiste se c’è l’impresa.
Così negli anni appena passati abbiamo immaginato che imporre più norme e più tasse alle attività produttive fosse giusto per garantire una immaginaria equità che si è sempre declinata irresponsabilmente senza dar alcun valore al rischio dell’ingegno.
Un errore che ha costretto molti nella quotidianità di una lotta con gli obblighi piuttosto che in una razionale previsione di risorse per fronteggiare le variabili dei mercati e delle negative evenienze.
Oggi, ancor peggio in una decrescita che sarà disastrosa, il grido prima della fine è molto prossimo se non si interviene con urgenza, concretezza e ragione.
2 Maggio 2020 at 16:10
Carissimo Eugenio, premetto che non voglio fare politica ma ti comunico solo il mio modesto parere. L ‘Italia ha doti straordinarie : capacità produttiva manifatturiera, creatività, resilienza ,generosità. Siamo i migliori in tanti settori : moda, design, agroalimentare….cultura.. meccanica…Siamo i secondi al mondo per capacità di risparmio e siamo liquidi. Abbiamo peró una serpe in seno che una certa parte della magistratura continua a sostenere: la burocrazia!! Giustamente per evitare l’ingerenza della malavita organizzata è stato necessario creare migliaia di leggi per difendere gli onesti ma siamo arrivati al punto che ormai nessun manager onesto vuole firmare i contratti pubblici perché teme ritorsioni del magistrato. Tutti i contratti di un settore finiscono sul tavolo di un uomo solo sul ponte di comando . Risultato: paralisi !! Paura di muoversi , meglio non firmare e scaricare tutte le responsabilità al capo. Io adoro parlare di soluzioni e non di problemi:1) evitare i ricorsi negli appalti. 2) creare infrastrutture ( le nostre autostrade sono degli anni 60) e nominare Un commissario straordinario – vedi modello ponte Morandi-3) operazione bazuka di liquidità a fondo perduto come avrebbe fatto il bravissimo Draghi . 4) Per piacere ascoltiamo l ‘eccellente Dr .Paolo Panerai e l ‘Illustrissimo Prof. Giovanni i che sono anni che si sgolano dando soluzioni per il sistema Italia!!! Compriamoci noi ,tramite quote di fondi , i nostri immobili pubblici che sono stati dati agli Enti locali e non permettiamo ai cinesi e ai tedeschi di fare shopping in Italia . Compriamo noi cittadini le obbligazioni delle aziende strategiche dell’Italia se sono garantite dallo stato. ( Non sono garantite dallo stato ma se lo fossero io italiana le comprerei) . 5 non delocalizziamo tutte le attività strategiche se no la pandemia non è servita a niente.!! Forza e coraggio i nostri giovani sono i migliori del mondo ,tutti li vogliono perché escono dai nostri atenei di eccellenza e noi ,se una certa magistratura c’è lo permetterà ,ce la faremo!! Baci Mariangela
2 Maggio 2020 at 16:27
Grazie per il contributo interessante e concreto. Ci vorrebbe un catalizzatore politico che unisse tutte le risorse positive che il nostro Paese possiede. Purtroppo non appare, nemmeno all’orizzonte, e questo lascia nella rassegnazione tanti che invece potrebbero contribuire.