di Eugenio Baresi
“Restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l’onorevole Aldo Moro… uomo buono ed onesto”.
Le parole di Paolo VI quel drammatico giorno trovarono invece una risposta nell’odio.
La notizia del ritrovamento in via Caetani era giunta da poco e, per quelle cose segnate dal caso che accadono e che segnano il ricordo per tutta la vita, mi ritrovai nello studio di Benigno Zaccagnini, segretario nazionale della Democrazia Cristiana.
Lì, in piazza del Gesù, erano tutti i più importanti e storici esponenti della Dc.
Trovarsi in quel luogo, in quel drammatico tempo, essendo un nulla, non può dimenticarsi.
L’onorevole Aldo Moro ha sempre tenuto fermo, saldo nei principi e con i fatti, l’orgoglio delle proprie idee che appunto perché libere, forti, buone ed oneste consentivano il confronto.
Non abdicazione della propria parte, ma disponibilità verso l’altra parte.
Tante storie si sono volute costruire intorno a quel drammatico assassinio.
Essere nel momento più tragico con chi più di tutti poteva avere avuto la responsabilità di segnare la strada dei comportamenti in quei giorni del sequestro è stato capire e comprendere cosa abbia significato quel dramma.
Le sensazioni che si percepiscono, inconsapevoli, vere, immediate, hanno trasmesso tutta la tensione tragica che era in tutti ed in ognuno.
Non vi erano domande da porre, risposte da dare, i sentimenti dell’anima erano manifesti nel silenzio attonito e sconvolto, negli sguardi e nei gesti provati e turbati.
Aver condiviso quei sentimenti consente di poter affermare quanto tutti avessere fatto tutto quanto era possibile per salvare l’onorevole Aldo Moro.
Raccontare un piccolo accadimento è ancor più significativo.
L’onorevole Franco Salvi, uno dei più stretti collaboratori di Zaccagnini e fedele sostenitore dell’onorevole Aldo Moro, vedendomi, essendo entrambi bresciani, mi strinse in un abbraccio pieno di disperazione.
Per chi ha conosciuto Franco Salvi immaginare un simile gesto è praticamente impossibile per quella riservatezza che mai lo abbandonava.
Ecco, in quel gesto sta tutta la storia di quello che purtroppo inutilmente si è tentato per salvare l’onorevole Aldo Moro.
E perdonate se ancora oggi a quegli uomini cattivi che lo uccisero non si riesce a concedere la grazia dell’oblio.
Una vicenda vissuta in diretta dal momento del sequestro essendo a Roma come dirigente nazionale dei giovani dc con particolare incarico per i diritti civili.
E molti sono i ricordi delle cose di cui si è stati protagonisti, delle cose di cui si è avuta conoscenza, delle cose che il combinarsi delle circostanze ha voluto far diventare incomprensibili.
Il contrasto fra fermezza e trattativa, i contatti con la criminalità organizzata, gli errori nelle perquisizioni… e ci sarebbe tanto altro.
E molte sono altre coincidenze e circostanze che si potrebbero raccontare di quei tempi.
Ma quello che dopo tanti anni si vuol ricordare è certo lo sconforto di una sconfitta, ma anche positivamente quell’orgoglio che un “uomo buono e innocente” ci ha lasciato nella convinzione che le nostre idee saranno sempre più forti delle armi degli altri.
Armi che oggi sono più subdolamente diverse, ma che non ci trattengono nel continuare in quella testimonianza di propositi positivi che cerchiamo di manifestare sforzandosi di rimanere uomini liberi, forti, buoni ed onesti.
9 Maggio 2020 at 09:16
Ricordo perfettamente quel momento. Abitavo ancora a Milano. Ero un ragazzino e tornavo da una prova di quartetto. La tensione era palpabile in un modo che non lasciava spazio alla metafora: le persone che si sfioravano o si urtavano per strada si mettevano a litigare. Eravamo tutti provati da anni di tensione, di coprifuoco serale. L’omicidio di Moro fu una ferita indelebile, fu la perdita dell’innocenza.
9 Maggio 2020 at 16:10
Ero in quel corteo insieme si giovani di Mezzane, tragici giorni, che in modo diverso viviamo in questi giorni, pieni di dolore oggi come ieri, Marino
13 Maggio 2020 at 12:17
Hai fatto bene Eugenio a ricordare quei momenti e lo sgomento che abbiamo vissuto. Eravamo giovanissimi, ma il tempo non ha cancellato quel ricordo e neppure quell’insegnamento che anche nei momenti bui ci guida: vivere da uomini e donne liberi, testimoniare il valore della libertà