L’immagine che si è sparsa per il Mondo, conseguenza delle note vicende del virus, è stata assolutamente negativa.
In montagna, dove vivo e dove non vi è alcun pericolo nemmeno presunto, sono fioccate le disdette.
Centinaia di milioni di danno.
Si poteva gestire l’informazione e l’immagine del Paese in altro modo?
Certamente e con umile presunzione diciamo come.
Partendo da lontano, partendo cioè dalla conoscenza della storia che è il primo sapere utile ad affrontare i problemi con alle spalle la sapienza del conosciuto.
L’Italia, in un epoca che è stata ingiustamente descritta come cupa, il Medioevo, divenne culla della civiltà comunale.
Proprio dall’Italia centro-settentrionale partì l’età dei comuni e si diffuse in gran parte dell’Europa occidentale immaginando il governo locale come più prossimo alle esigenze dei cittadini.
Ecco, ricordandosi quella peculiarità, le autorità di governo, nazionale e regionale, avrebbero dovuto opportunamente porre in prima fila le autorità locali nell’informazione e nel distribuire notizie.
Certamente dovevano essere frutto delle conoscenze e del coordinamento delle autorità superiori tutte le informazioni e le decisioni operative, ma i Sindaci dovevano esserne i propagatori perché attraverso l’immagine circoscritta del singolo comune non si sarebbe creato panico generalizzato e soprattutto un effetto ridondante di preoccupazioni.
Non è una sciocchezza, è la sostanza della forma che risolve con semplicità.
Il capo del Governo in ogni televisione, il consiglio dei ministri alla protezione civile, il governatore della Lombardia con la mascherina…
Quello che conta sono le azioni che si svolgono, e su quello nulla da ridire, ma altrettanto conta il modo in cui si propongono.
Un politico capace e intelligente sa quando serve la concretezza e quando ci si può permettere la propaganda.
Questi di oggi sono come il merlo in gabbia che rimproverato perché cantando attirava nel pericolo altri suoi simili si giustificava dicendo: faccio propaganda.
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