di Eugenio Baresi
Con costernazione queste righe sono necessarie.
Il Comune di Napoli nella celebrazione del I Maggio ha usato il tragicamente celebre motto nazista che accoglieva i deportati ad Auschwitz: il lavoro rende liberi.
Poi di fronte alle proteste della comunità ebraica… si è “scusato”… una svista.
Non può commettersi un simile insulto e non può essere derubricato ad errore.
Ma neppure può essere nascosto dall’informazione e dalla politica.
Sono passati alcuni giorni e si è voluto consentire il tempo per una riprovazione che avrebbe dovuto essere unanime ed elevata.
L’attesa è stata vana.
Per l’ennesima volta la dimostrazione di come il rispetto democratico ed antifascista sia opzionale e interpretato secondo le convenienze.
Non può certo sopportarsi che l’ignoranza possa essere di grado tanto elevato da consentire che un insulto all’umanità sia confuso come celebrazione della dignità del lavoro e ignorato dalla riprovazione politica più elevata.
Non può certo sopportarsi che la pelosa complicità dell’informazione sia silente e partecipe di un insulto all’umanità con la spudoratezza di nasconderlo.
Stiamo parlando di una delle offese più grandi che sono state commesse.
Irridere l’uomo ed il lavoro.
In quel campo di concentramento, con quella scritta che lo identificava, sono stati uccisi più di un milione di bambini, donne ed uomini; ebrei, ma non solo, anche sinti e rom, oppositori politici, omosessuali.
Ognuno con una propria “categoria di distinzione” in una pazzia incancellabile e imperdonabile.
Non diciamo nomi di chi lì è stato ucciso e di chi è sopravvissuto. (È sufficiente wikipedia per saperlo e poi fare una riflessione su tante polemiche anche recenti).
Che un simile “errore” possa essere commesso non è sopportabile e nemmeno giustificabile, anche se immaginabile in una città il cui sindaco ama distinguersi per l’odiosa avversione verso Israele.
Ma è ancor più insopportabile che un atto tanto grave sia stato derubricato ad inesistente per la pratica totalità della stampa nazionale.
Per averne la controprova è sufficiente digitare sui motori di ricerca: “Napoli lavoro rende liberi”.
Non è polemica, è costernazione, perché le cose riprovevoli, molto riprovevoli, infinitamente riprovevoli non lo sono in base a chi le commette.
Lo sono e basta.
Per l’ennesima volta si ha la dimostrazione della gestione falsa dell’informazione e opportunistica dell’indignazione.
Nascondimento dei fatti e manipolazione è arbitrio prevaricante, sempre, ma ancor più quando serve alle proprie più varie utilità.
Non si può consolidare un Paese libero e democratico in una serena convivenza abusando per convenienza la descrizione degli accadimenti.
Questo modo fazioso e immorale di valutare e di informare distrugge la libertà.
Ecco perché la costernazione.
3 Maggio 2020 at 10:02
Pannella, parafrasando la Hannah Arendt diceva: “la trasformazione del male”.
È da tanto tempo che, con la scusa della “gaffe”, si umilia e si erode il senso della civiltà prima ancora del valore democratico: sport al quale si sono dedicati e si dedicano esponenti politici di tutti i partiti. Complice il silenzio e l’indifferenza.
3 Maggio 2020 at 10:24
Sintesi perfetta.