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pensieri sull'attualità

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Lavoro e lavoratori.

di Eugenio Baresi

Proprio due giorni fa, nel 1970, veniva approvata dalla Camera dei Deputati la legge n.300.

Meglio nota come Statuto dei lavoratori.

Il Presidente del Consiglio era Mariano Rumor ed il Ministro del lavoro era Carlo Donat Cattin, entrambi democristiani.

Il disegno di legge governativo era stato predisposto appena un anno prima da Giacomo Brodolini, Ministro del Lavoro e socialista, con lo stesso Presidente del Consiglio.

(Brevissima nota: Brodolini ha fatto il Ministro per nove mesi, ma essendo capace ha potuto predisporre un testo fondamentale e approvato con l’impegno di un altro Ministro capace).

Oggi il lavoro in tanti settori è completamente diverso nella sua organizzazione ed è quindi quanto mai opportuno che se ne verifichi l’attualità.

Ma oggi c’è un problema ben peggiore; se le cose continuano in questo modo bisognerà preoccuparsi che ci sia ancora il lavoro.

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Distanziamento e distanza sociale.

di Eugenio Baresi

Il gioco delle parole è tante volte curiosamente divertente, ma può divenire tragico.

Così la distanza che è il metodo migliore per sconfiggere un virus, almeno apparentemente, modificandone le circostanze diviene il risultato peggiore nell’accentuare le diversità, questo certamente.

Il distanziamento sociale fra vigorosi e gracili di fronte al virus è positivo.

Diverso e non positivo è constatare come lo stesso virus abbia cambiato anche la distanza fra ricchi e poveri tanto pericolosamente cresciuta.

Due distanze con opposti risultati una nel beneficio e l’altra nella sciagura.

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Il lavoro.

Quello che conta è il lavoro.

Il mondo è cresciuto, nel bene e nel male, perché l’uomo ha intrapreso, ha rischiato, ha costruito, ha lavorato.

Purtroppo non è facile nei tempi dell’oggi avere il lavoro e tanto spesso è anche difficile conservare il lavoro.

Entrambe le situazioni difficili da sopportare e da accettare.

Essere inutili non è una condizione di piacere.

Allora quello che si deve fare è attivare tutto il possibile perché il senso dell’inutilità non diventi disperazione.

Non è facile sia essere dalla parte di chi il lavoro non lo ha, sia essere dalla parte di chi deve realizzare le possibilità perché il lavoro ci sia.

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