di Eugenio Baresi

Il gioco delle parole è tante volte curiosamente divertente, ma può divenire tragico.

Così la distanza che è il metodo migliore per sconfiggere un virus, almeno apparentemente, modificandone le circostanze diviene il risultato peggiore nell’accentuare le diversità, questo certamente.

Il distanziamento sociale fra vigorosi e gracili di fronte al virus è positivo.

Diverso e non positivo è constatare come lo stesso virus abbia cambiato anche la distanza fra ricchi e poveri tanto pericolosamente cresciuta.

Due distanze con opposti risultati una nel beneficio e l’altra nella sciagura.

Purtroppo la curiosa divertente osservazione non è invece ed affatto divertente nei risultati che produce su quello che è il più importante rapporto da tutelarsi con cura in una società sana.

Ne deriva che una constatazione, semplice, persino irridente nel proporsi, dovrebbe svegliare chi deve decidere ed agire.

Distrarsi sulle cose necessarie che devono realizzarsi è pericolosamente colpevole.

Però e purtroppo la preoccupazione sta nel fatto che proprio quelli che devono decidere ed agire siano i meno adatti a rendersi conto delle azioni necessarie.

Proprio oggi, 75 anni fa, usciva il primo numero de “Il Giornale di Brescia”.

Cosa centra?

In evidenza vi era l’appello del Comitato Nazionale di Liberazione, anche quello il primo appello.

Disciplina ed obbedienza.

Potrebbe sembrare incredibile che il primo comunicato dell’Italia libera contenesse come raccomandazione la disciplina e l’obbedienza.

Due termini che avevano semmai caratterizzato il regime fascista.

Ma la democrazia è nel rispetto delle regole che è la prima manifestazione di libertà che si riconosce a sé ed agli altri.

Così il Presidente della Repubblica, il 25 aprile, ha reso omaggio alla libertà, da solo, rispettando le regole con quell’esempio di ragionevole concretezza che lo contraddistingue e a cui speriamo di rimanere affidati.

Non così in tanti luoghi d’Italia dove la protervia della propria personale ragione ha infranto ogni regola e ogni logica.

Ovviamente a Brescia le regole si sono rispettate.

E poi ci si stupisce perché ci sono quelli che non accolgono bene una celebrazione che dovrebbe amichevolmente essere di tutti.

Ecco quindi un altro esempio di come le stesse parole hanno significati da studiarsi e comprendersi.

Ecco quindi dove nasce la preoccupazione che senza attenta valutazione derivi il disastro.

E, nello scegliere parole per indicare necessità, altre due divengono indispensabili: conoscenza e competenza

La conoscenza di quelle regole, che impongono non solo l’affermazione di diritti, ma il rispetto di doveri, perché la comunità possa crescere il più possibile coesa.

La competenza che quelle regole aveva consigliato come necessarie per garantire che la società statale fosse al servizio delle persone piuttosto che l’occasione per garantirsi la propria occupazione.

Ecco l’assillo per molti di quelli che devono decidere e agire.

Digiuni di storia e di cultura.

Come sono digiuni di lavoro e assolutamente inconsapevoli dell’intraprendere.

Questa è la grande preoccupazione perché senza basi che sorreggono i pensieri quella distanza fra ricchezza e povertà può divenire insopportabilmente devastante… per tutti.