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Tag: tasse

I diritti dei lavoratori.

di Eugenio Baresi

Curiosamente ci sono categorie di lavoratori per cui i diritti pare non valgano.

Per esempio i parrucchieri.

Lavoratori autonomi che devono lavorare 7 giorni su sette, 12 ore al giorno.

Questo per potersi mantenere e pagare le tasse perchè per loro non vi è cassa integrazione se non lavorano.

Sono artigiani.

Poi per contro c’è chi si indigna della commozione di un ministro che vede riconosciuti i diritti dei braccianti.

Il ministro è stata una bracciante ed ha provato sulla sua pelle l’umiliazione di un salario irrisorio.

Ha provato l’umiliazione della schiena piegata e del volto a dieci centimetri da terra per un irrisorio riconoscimento e quindi immaginarsi la sua soddisfazione dovrebbe essere una soddisfazione di tutti.

Ma perché non si usa il cervello?

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All’economia dell’Italia servono i fatti.

di Eugenio Baresi

Più di settantanni fa, oggi, moriva John Maynard Keynes, un economista, fra i maggiori nella storia, anche filosofo, matematico, amante d’arte e di letteratura.

Ci si potrebbe chiedere cosa importi.

Fra le tante ci sono due sue considerazioni che ci interessano.

In un momento di crisi economica quello che si deve fare da parte dello Stato è intervenire sul duplice fronte di lanciare propri investimenti e inoltre di esercitare una positiva fiducia nei sentimenti e nei comportamenti per accompagnare la crescita.

In un momento di crisi economica quello che serve da parte degli Stati è abbandonare l’egoismo e serrare le fila insieme perché l’ingordigia del proprio interesse porta alla comune catastrofe.

Ma vediamo bene cosa significhi applicato all’oggi.

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Il lavoro.

Quello che conta è il lavoro.

Il mondo è cresciuto, nel bene e nel male, perché l’uomo ha intrapreso, ha rischiato, ha costruito, ha lavorato.

Purtroppo non è facile nei tempi dell’oggi avere il lavoro e tanto spesso è anche difficile conservare il lavoro.

Entrambe le situazioni difficili da sopportare e da accettare.

Essere inutili non è una condizione di piacere.

Allora quello che si deve fare è attivare tutto il possibile perché il senso dell’inutilità non diventi disperazione.

Non è facile sia essere dalla parte di chi il lavoro non lo ha, sia essere dalla parte di chi deve realizzare le possibilità perché il lavoro ci sia.

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È sempre colpa degli altri. Adesso vediamo di chi è la colpa per Alitalia.

Da venticinque anni ci raccontano che la colpa è di quelli che c’erano prima.
Sarebbe bello, e anche opportuno, che finalmente quelli di adesso ci dimostrassero un loro merito.
Senza salire sul balcone per annunciare l’abolizione della povertà… ovviamente dimostratasi una presa in giro.

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