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Chi sbaglia non paga.

di Eugenio Baresi

Non è un errore nella citazione del noto proverbio.

In Italia per alcuni è proprio così.

Esattamente 30 anni fa, oggi, un personaggio spaventosamente bieco veniva scarcerato benché non avrebbe dovuto essere scarcerato.

Era stato arrestato e condannato per direttissima nemmeno un mese prima.

Poco più di un mese dopo sterminò in maniera brutale una famiglia: uccise il padre, la madre, il figlio e la figlia.

Ne ha risposto qualcuno?

Ovviamente nessuno ne ha risposto benché fosse facile individuarne la responsabilità.

Avendo indagato, grazie alle possibilità che si avevano, le informazioni e le circostanze divennero conoscenza ufficiale degli organi istituzionali e divennero anche di conoscenza pubblica.

Il 4 luglio 1990 tal presunto Dragan Dordev venne rilasciato perché gli vennero concessi i benefici di legge in quanto “formalmente incensurato”.

Il Pretore per direttissima lo aveva invece condannato il 18 giugno a 6 mesi di carcere e 300 mila lire di multa.

La motivazione è esemplare: “un sedicente che mette in dubbio l’incensuratezza… per le modalità di furto progressive… per le modalità di vita… che non giustifica la presenza per motivi leciti in Italia…le surriferite circostanze materiano la possibilità che l’arrestato commetta altri fatti del tipo… misura cautelare adeguata è la custodia cautelare in carcere”.

Allora perché e chi lo ha liberato dopo 15 giorni?

Un Giudice lo ha liberato accogliendo la richiesta dell’avvocato basata sul “formalmente incensurato” di un sedicente non identificato.

La cosa incredibile è che il Pretore ed il Giudice erano la stessa persona.

La logica, ma soprattutto il normale e rigoroso rispetto della legge vennero umiliate, ma non accadrà nulla.

Era in carcere da 15 giorni perché condannato e non in custodia preventiva, la sua identità era ancora in corso di accertamento, allora non c’erano i computer e si doveva attendere che le identificazioni venissero effettuate dal nucleo centrale della Polizia a Roma, ed i Carabinieri riproposero, proprio per questo, con insistenza le motivazioni della sentenza emessa dallo stesso magistrato appena due settimane prima.

Quella assurda e poi tragica decisione non avrà alcuna conseguenza ed il signor magistrato non ne risponderà mai e raggiungerà la pensione in assoluta tranquillità.

Invece quel presunto Dragan, raggiunta in qualche giorno la bassa bresciana, sterminerà una famiglia nel corso di un’ennesima rapina.

Ennesima perché Dragan Dordev, dopo pochi giorni dalla sua inopinata scarcerazione, venne identificato grazie alle foto ed alle impronte.

Era invece Ljubisa Vrhanovic ricercato dalla Polizia italiana e dall’Interpol per un omicidio commesso a Fabbrica di Roma e per altri vari reati e omicidi in patria.

Poi è paradossale ricordare che era stato già arrestato in Italia altre 19 volte fornendo ogni volta un nome diverso: Tairovic, Radulovic, Nikolic, Giuric, Cristic, Mikolic, Duric, Akovic, Raikovic…

Se tutto ciò è incredibile, è ancor più assolutamente incredibile come venne trattato l’unico sopravvissuto di quella famiglia sterminata.

Meglio dire disgustoso e penoso è che l’unico figlio sopravvissuto di quella famiglia sterminata non abbia mai avuto alcun aiuto o supporto da parte dello Stato Italiano.

Dispiace dirlo, ma ai politicamente corretti non interessava tutelare ed aiutare un povero italiano che aveva avuto la famiglia sterminata nella propria casa in conseguenza di una decisione assurda e sbagliata compiuta tra l’altro e purtroppo in “nome del popolo italiano”.

I politicamente corretti non avevano i loro nemici politici da perseguire ed inseguire e così quei terribili omicidi non valevano e non sono valsi nemmeno uno striscione.

1 Comment

  1. Giovanni Aloisio

    5 Luglio 2020 at 15:02

    Pienamente d’accordo !!!

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