La Cina è sicuramente un paese molto popolato, ma anche l’India lo è, ma anche altri paesi hanno ancor maggiore densità abitativa.

Allora perché infezioni nuove e strane nascono solo lì?

Per pura questione statistica, considerando il numero di abitanti e le condizioni di vita, dovrebbe e potrebbe verificarsi la stessa cosa in un altro paese.

Ma non avviene.

Notizie sottolineano la presenza nella città di Wuhan di pericolosi istituti di ricerca sulla guerra batteriologica.

Non facciamo dietrologia, ma facciamo almeno strategia e politica.

Nessuno ha il coraggio di mettere la Cina di fronte alla sua responsabilità di paese dittatoriale, nascosto nelle sue imprese, attivissimo nell’espansione militare, impermeabile alla libertà democratica, ma anche impegnatissimo nell’economia che aggredisce il resto del mondo approfittando della libertà dei mercati altrui.

Strategicamente il mondo libero dovrebbe porre qualche questione, dovrebbe proporre una pressione economica e finanziaria, dovrebbe iniziare un’azione anche psicologica contro l’illiberale rifiuto della democrazia: le azioni che sconfissero l’antidemocratico impero sovietico.

Immaginare che il virus possa approdare in Africa, dove le condizioni per effettuare qualsiasi prevenzione e qualsiasi contenimento sono pressoché nulle, fa prevedere una catastrofe.

Ma nessuno ne parla, nessuno ci pensa, tutti immaginano solo tatticamente di poter fare affari.

Il primo è Trump che da abilissimo imprenditore pensa di mettere in difficoltà le autorità cinesi solo fino al punto di costringerle ad azioni favorevoli agli Stati Uniti.

L’Europa, ognuno per sé ed in ovvio ordine sparso, cerca di portare a casa più ordini commerciali possibili.

Della libertà dei popoli al mondo occidentale e “democratico” interessa solo se i governi di quei popoli non sono utili economicamente.

Quest’ultima evenienza sanitaria, tutt’altro che chiara, potrebbe far riflettere, ma è una inutile speranza in un mondo occidentale che ha perso i valori e che ormai è guidato solo dall’interesse dei potentati economici e dalla pochezza della politica.