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pensieri sull'attualità

Tag: economia (page 1 of 2)

Europeisti o no… poi degli italiani non importa troppo.

di Eugenio Baresi

Viviamo in una realtà virtuale.

È tutto surreale quello che il governo ed i politici ci raccontano.

L’Italia ha un deficit di bilancio bestiale, sta spendendo soldi che non ha, regalando nella sostanza oggi per lasciare a quelli di domani un colossale peso nello zaino che dovranno trasportare per dare futura vita al Paese.

In Europa non abbiamo amici o nemici, abbiamo governanti attenti alle loro esigenze, abbiamo chi fa gli interessi dei propri Paesi.

Noi non abbiamo quelli che fanno i nostri interessi, noi abbiamo quelli che qui governano perché quelli degli altri Paesi fanno di tutto perché loro ci siano ed ancora abbiamo quelli che litigano comunque con l’Europa e sbattono la testa invece di cambiare strategia ottenendo che gli altri facciano di tutto per tenerli lontano dal governo.

Ovviamente quelli degli altri paesi lo fanno per l’interesse del loro paese.

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La libertà dell’economia e il dovere delle regole.

di Eugenio Baresi

Che la libertà dell’economia debba ritornare ad essere il primo scopo di ogni iniziativa dovrebbe apparire ovvia in una situazione nella quale senza di essa nulla sarebbe possibile.

Ma è altrettanto evidente che l’intervento della mano pubblica per indirizzare risorse, offrire possibilità e stabilire priorità non può accantonarsi.

Non serve essere economista e soprattutto non è utile rifarsi alle ricette economiche che abbiamo conosciuto per accapigliarsi fra diverse opinioni.

Questa crisi non è una crisi che nasce dalla negativa distruzione dei beni e quindi con la possibilità positiva di ricostruirli, nasce dalla immobilità della produzione e dalla sospensione dei consumi.

Insomma si tratta di recuperare il ciclo virtuoso che muove gli ingranaggi in un susseguirsi di produzione di beni, di creazione di risorse, di utilizzo dei prodotti.

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Un Ministro Politico.

di Eugenio Baresi

Il Ministro dell’economia è fortunatamente un Politico.

Esperto di istituzioni, di vita, di storia e di cultura… non un economista.

Esattamente quello che serve perché le decisioni da assumere, quando le variabili che le condizionano sono tante, non possono mai essere legate alla visione specialistica di un tecnico

Dovrebbe essere sostenuto, dovrebbe rappresentare quel catalizzatore di buone intenzioni e di fatti concreti che servono al Paese.

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All’economia dell’Italia servono i fatti.

di Eugenio Baresi

Più di settantanni fa, oggi, moriva John Maynard Keynes, un economista, fra i maggiori nella storia, anche filosofo, matematico, amante d’arte e di letteratura.

Ci si potrebbe chiedere cosa importi.

Fra le tante ci sono due sue considerazioni che ci interessano.

In un momento di crisi economica quello che si deve fare da parte dello Stato è intervenire sul duplice fronte di lanciare propri investimenti e inoltre di esercitare una positiva fiducia nei sentimenti e nei comportamenti per accompagnare la crescita.

In un momento di crisi economica quello che serve da parte degli Stati è abbandonare l’egoismo e serrare le fila insieme perché l’ingordigia del proprio interesse porta alla comune catastrofe.

Ma vediamo bene cosa significhi applicato all’oggi.

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Come può sopravvivere l’Italia?

di Eugenio Baresi

Il grafico sopra è l’emblema del dramma.

La Lombardia di residuo fiscale lascia allo Stato italiano 54 miliardi di euro.

Cioè lo Stato, detratte le spese che deve fare per i lombardi, ricava netti 54 miliardi di euro dalle tasse che i lombardi versano.

È evidente che senza quei soldi lo Stato italiano non esisterebbe.

Ma è possibile che non ci sia un politico, un parlamentare, un uomo di governo che agisca?

Se la Lombardia non riparte muore l’intero Paese.

Non è da irresponsabili voler ripartire, è da irresponsabili non mettere in campo tutte le risorse per poter ripartire responsabilmente.

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Misure importanti e soldi ben spesi.

Bisogna anche pensare a cosa fare non solo in termini sanitari e di salute pubblica.

Di quello la competenza deve restare ai competenti.

Di quello che serve e servirà per preservare e promuovere l’economia deve esserci immediatezza e concretezza da parte dei politici, da parte di quella parte del governo che deve programmare.

Una cosa appare con evidenza anche se magari è pure coincidenza.

L’area più inquinata nel nostro Paese è la stessa che ha subito la maggiore diffusione del virus.

Certo è anche quella più aperta al Mondo visto la sua importante produzione e vivace economia.

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Il problema delle scelte economiche.

Che riguardo alle scelte di prevenzione sanitaria non si debba troppo discutere delle scelte del governo è assolutamente necessario e già ne abbiamo parlato.

Diverso il discutere delle scelte economiche che invece devono essere assunte e che interessano il futuro del Paese nella prospettiva in modo ancor più drammatico.

Qualche norma è già stata elaborata e approvata immaginando di ingrandire il debito e ne serviranno altre.

Servirebbe soprattutto, come già abbiamo sottolineato, che però si immaginasse anche una razionalizzazione delle spese enormi che provvedimenti o inutili o dannosi hanno creato.

C’è però un terrore ulteriore.

Il presidente del coniglio ha nominato due nuovi consulenti economici presso la presidenza del consiglio.

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Sars, coronavirus… perché la Cina e perché non si propongono iniziative.

La Cina è sicuramente un paese molto popolato, ma anche l’India lo è, ma anche altri paesi hanno ancor maggiore densità abitativa.

Allora perché infezioni nuove e strane nascono solo lì?

Per pura questione statistica, considerando il numero di abitanti e le condizioni di vita, dovrebbe e potrebbe verificarsi la stessa cosa in un altro paese.

Ma non avviene.

Notizie sottolineano la presenza nella città di Wuhan di pericolosi istituti di ricerca sulla guerra batteriologica.

Non facciamo dietrologia, ma facciamo almeno strategia e politica.

Nessuno ha il coraggio di mettere la Cina di fronte alla sua responsabilità di paese dittatoriale, nascosto nelle sue imprese, attivissimo nell’espansione militare, impermeabile alla libertà democratica, ma anche impegnatissimo nell’economia che aggredisce il resto del mondo approfittando della libertà dei mercati altrui.

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Lo Spread, un curioso misuratore che vale quando fa comodo.

In questi giorni lo Spread sta risalendo, ma nessuno se ne preoccupa.
Certo fra Taranto e Venezia problemi ce ne sono.
Ma osservare come varia e come viene allarmato il suo variare, crea qualche dubbio sulla autonoma attività dei mercati.

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Dove siamo finiti.

Come sempre sono i fatti che contano.
Purtroppo i fatti nell’imbroglio dell’informazione non vengono raccontati.
Ecco cosa accedeva nel 1996: la Fiat, all’avanguardia, in collaborazione con la ricerca dello Stato italiano, proponeva una innovativa auto elettrica.
Oggi la Fiat ha sede in Olanda, sopravvive per la Chrysler statunitense e, essendo in ritardo sul futuro della mobilità elettrica, si fonde con una azienda partecipata dallo Stato francese rimanendo in minoranza nel consiglio di amministrazione.

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