Nel 2004 a Roma, nella sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio, il Presidente Turco Tayyip Erdogan firma la Costituzione Europea.
Una cerimonia simbolicamente in quella stessa stanza dove nel 1957 si era firmato il trattato costitutivo della CEE, la Commissione Economica Europea, che dava il via alla prima unione dei sei Paesi fondatori.
I vari Paesi europei sottoscrivono, in ordine alfabetico secondo la denominazione del loro Paese, dal Belgio alla Turchia.
Quest’ultima non formalmente nell’Unione, ma in attesa di essere accolta.
Un evento che poteva cambiare davvero il futuro.
E simbolicamente, appunto in quella sontuosa stanza, il turco Erdogan firmava, per sottile volontà del destino, sotto la statua del Papa Innocenzo X: un pontefice romano ed un leader mussulmano.
Ma poi cosa è successo?
È successo, e lo abbiamo già ricordato in uno scritto il 25 ottobre del 2019, che l’ingresso della Turchia avrebbe sbilanciato l’asse delle decisioni politiche sul fronte sud dell’Europa, è successo che gli interessi energetici avrebbero portato ad un rapidissimo sblocco delle forniture sul fronte sud piuttosto che su quello del nord, è successo che a sud sarebbero divenuti più importanti gli equilibri economici.
È successo che l’egoistico e scellerato intendere di politici, descritti inopinatamente come grandi, hanno con piccolo ingegno privilegiato se stessi.
Germania e Francia hanno impedito che si concretizzasse l’ingresso della Turchia nell’Unione europea.
È successo che quel risultato storico era da ascriversi alla capacità ed alla influenza dell’Italia.
Silvio Berlusconi, nostro Presidente del Consiglio, ne era stato l’artefice.
Romano Prodi, Presidente uscente della Commissione europea, si era significativamente impegnato nel raggiungere il successo.
Dal momento in cui il rifiuto è divenuto palese la Turchia ha abbandonato quel percorso che aveva iniziato verso la democrazia occidentale e si è sempre più rivolta alla più semplice e facile affermazione di una cultura che si legasse alle vecchie radici ottomane e mussulmane.
Il risultato è quello di aver abbandonato un Paese alle peggiori tentazioni di isolamento e di controllo interno.
Il risultato è quello di aver portato un Paese a ragionare in termini di sfida, di rivendicazioni e persino di ricatto.
Il ricatto che vediamo in questi giorni nella drammatica crisi dei profughi siriani.
Ma gli italici democratici, per autodefinizione, ossequiosi paladini dell’Europa, sudditi del loro conveniente subire, queste cose non le vedono, non le dicono, non le accettano nemmeno nella chiarezza dei fatti per quello che sono.
Quelli che difendono l’Europa, sempre e comunque, d’altro canto sono appunto ossequiosamente riconoscenti ai franco tedeschi che hanno contribuito non poco a togliere dai piedi chi in Italia faceva gli interessi dell’Italia… e in verità anche dell’Europa nella totalità dei suoi Paesi.
Il dramma è che anche Salvini, che pare non conoscere molto né di storia né di Mondo, è accesamente contro la Turchia, forse per il semplice motivo di essere contro quello che non è bianco latte.
Ma non riesce nemmeno a capire cosa è successo ieri e questo è ancor più grave.
Insomma siamo messi proprio male.
28 Marzo 2020 at 23:59
Concordo. Un clamoroso autogol, come era facile intuire osservando con un briciolo di lucidità. Pannella, tra l’altro, fu uno dei primi a metterci in guardia.