di Eugenio Baresi.

Queste sono le parole esatte della premessa della relazione Colao:

Il Comitato di esperti in materia economica e sociale (istituito con DPCM del 10 aprile 2020) ha presentato al Presidente del Consiglio dei Ministri un rapporto preliminare e sintetico di descrizione della visione d’insieme, della metodologia adottata e delle proposte in corso di elaborazione.

Oltre che far leva sulle competenze e le professionalità in esso rappresentate, ha condotto un’attività serrata di consultazione e confronto con ben oltre 200 esponenti del mondo economico e sociale, nonché con rappresentanti della Commissione europea e di numerosi Ministeri, ricevendo e analizzando oltre 500 contributi scritti”.

Ed ecco le proposte elaborate dal comitato Colao.

Proposte, quelle più significative, che qui ovviamente sintetizziamo nei contenuti e non nell’esattezza delle parole che se usate tutte richiederebbero una lunghissima esposizione.

Esponiamo il contenuto sintetizzato e lasciando perdere la minutaglia delle precisazioni:

È necessario liberare l’economia dalle clausole e dalle norme che ne impediscono lo sviluppo nella chiarezza della libertà.

Il sistema che regola tutte le procedure è quanto di più deleterio possa immaginarsi.

Tra l’altro con una semplificazione delle procedure si avrebbe un ulteriore enorme risparmio nella gestione delle pratiche, ma soprattutto una concreta ed immediata iniezione di fiducia.

La piccola impresa non può essere abbandonata.

Invece di promettere finanziamenti, che per molti sono poi impossibili ad ottenersi sarebbe molto più utile che si sospendessero per quest’anno i pagamenti di tutte le tasse e di tutte le imposte sia nazionali che locali.

Questo comporterebbe semplicemente che i soldi le imprese li trattengano, non li perdano, nel mentre sperano nel miraggio di un sostegno che non arriva.

Secondo le nuove norme vi è addirittura la responsabilità penale del datore di lavoro se avviene che qualche suo dipendente si ammali di Covid.

Da abolire.

Sarebbe possibile fare appello ad una raccolta di risorse garantendone un vantaggio tra l’altro nella non tassazione degli interessi.

È altrettanto evidente che l’intervento della mano pubblica per indirizzare risorse, offrire possibilità e stabilire priorità non può accantonarsi.

Immaginare che il volano siano proprio gli investimenti in infrastrutture pubbliche è necessario.

L’immediatezza ne è l’indispensabile condizione.

Quando si parla di competenza non è per un vizio di critica quanto piuttosto un concetto che dovrebbe essere doverosamente recuperato.

Quindi il governo deve prioritariamente stabilire una procedura che inserisca su un binario sicuro quanto ha intenzione di investire.

Non si possono progettare opere che prima di partire necessitano anni, che una volta partite hanno bisogno di tante modifiche nei progetti e ancor più di risorse ulteriori e spesso addirittura superiori alla previsione iniziale.

È necessario investire nelle infrastrutture indispensabili per rendere il Paese collegato in tutti i suoi punti con strumenti di trasporto rapido e veloce.

È necessario investire nelle proprietà pubbliche per la sicurezza ed il risparmio energetico.

È necessario favorire tutte quelle imprese che si impegnano in una rivoluzione produttiva nel rispetto dell’ambiente.

Allora è assolutamente necessario che da subito il governo promuova e attui quegli interventi che si indirizzino allo sviluppo di una produzione economicamente ed ambientalmente sostenibile.

Allora investimenti per creare fonti di produzione energetica assolutamente puliti.

Allora misure per intervenire immediatamente per la conversione dei sistemi energetici abolendo immediatamente qualsiasi modo di produrre energia inquinando.

Allora forti e determinanti incentivi per sostituire un autoparco particolarmente vecchio sia nel privato che nel trasporto pubblico.

Allora risorse per tutti quegli interventi in edilizia a favore del risparmio energetico nel settore sia pubblico che privato.

Allora risorse alla produzione agricola per riconvertire quei modelli non particolarmente consoni nell’evitare emissioni e produzioni nocive.

Infine la sintesi di arte e ambiente nella prospettiva del turismo che tutto collega

Ci si riferisce alle ipotesi di coniugare l’esigenza di opportuna rivitalizzazione di aree sistema con la volontà di recupero e valorizzazione dei beni culturali; si può immaginare una realizzazione diffusa sul territorio di occasioni museali privilegiando una scelta di itinerario turistico-culturale-museale-ambientale distribuito.

Mediante singoli accordi di programma è possibile infatti dar vita a specifiche “Agenzie” o “Società” a partecipazione pubblica, gestite in forma e con criteri tipici dell’impresa privata, con funzioni di “gestione dei progetti di valorizzazione del territorio e dei beni culturali e ambientali locali”, con l’obiettivo di avviare al lavoro, previa opportuna formazione, giovani inoccupati, cassaintegrati, lavoratori in mobilità.

Con questo programma si creerebbero nuove professioni che permetterebbero di offrire sbocchi occupazionali veri e duraturi per realtà territoriali che presentano emergenze culturali o ambientali sottoutilizzate”.

VI ABBIAMO IMBROGLIATO!

Tutto questo scritto è quanto abbiamo scritto, parole esatte, su queste pagine in questi ultimi 3 mesi qui su Fattiecommenti… anche se corrisponde ai contenuti proposti dal comitato Colao.

La parte relativa all’arte ed al turismo risale addirittura a cose proposte in Parlamento quasi 30 anni fa.

TUTTO QUESTO È DISPERANTE.

In che mani siamo se dobbiamo mettere insieme centinaia di esperti, perché nominati tali, per scrivere OVVIETÀ se e che si possono scrivere da soli in un piccolo paese di montagna.

E tutti quegli inetti parlamentari cosa fanno?