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Silenzio per la vergogna?

di Eugenio Baresi

Il silenzio che i nostri sinistri giustizialisti hanno riguardo a quanto sta emergendo sul poco edificante mondo della giustizia potrebbe essere un segno di meditazione contrita per le proprie colpe.

È però più prossimo al vero immaginare che siano silenziosi in attesa che passi la buriana… secondo la più nota tradizione della commedia all’italiana.

Non a caso quella parte di informazione integrata e funzionale essa pure è silente.

Infatti il connubio perverso di certi magistrati, certi giornalisti ed i noti politici di sinistra potrebbe favorire che nel giro di poco tempo tutto sia nascosto, dimenticato, celato facendo diventare importante qualche altro fatto magari inventato.

Ma rimane indubitabilmente un clamoroso sfregio alle regole democratiche quello che sta emergendo.

Magistrati, e che magistrati, che irridono politici e strategicamente progettano aggressioni giudiziarie nei loro confronti.

Magistrati che si accaparrano posizioni di rilievo proprio per garantirsi le possibilità appena più sopra enunciate.

Politici che presiedono il supremo organo di autogoverno della magistratura che si premurano di indirizzare la stampa per meglio sostenere certi magistrati.

Politici che presiedono il supremo organo di autogoverno della magistratura che bellamente ammettono di esserci perché eletti grazie ad accordi con le correnti della magistratura, salvo poi giustificarsi dicendo che non hanno difeso quelli che li avevano eletti.

Dimenticandosi che lo dicono ora solo perché i sodali sono caduti in disgrazia.

Andiamo con ordine.

Non è solo sconcertante, è insopportabile che magistrati autorevolissimi diano la linea per perseguire l’azione di politici contrari alle loro opinioni ed alle posizioni politiche dei loro amici.

Non è solo favorire o sfavorire inopinatamente una parte politica, è sovvertire la Costituzione italiana.

La magistratura in rapporto alla politica non solo non è stata corretta, ancor più è stata faziosamente complice nel modificare il libero esprimersi dei cittadini con il loro voto.

Lo andiamo affermando da anni ed oggi aver prova della propria ragione non è una soddisfazione, ma una umiliazione per il degrado che abbiamo vissuto e viviamo.

Poi diventa paradossale e insopportabile che un vice presidente del consiglio superiore della magistratura si faccia parte nell’indirizzare quanto i giornalisti dovrebbero informare secondo i propri desiderata e quelli dei suoi conniventi.

Ed anche questo perverso legame fra informazione, magistrati e politici, di sinistra, è uno schiaffo ad ogni regola della democrazia e dello stato di diritto.

Assume poi addirittura i contorni della farsa che un magistrato nel caso le proprie richieste non fossero soddisfatte minacci di rivolgersi al noto direttore dell’organo dei Commissari del popolo di sovietica memoria: il Fatto quotidiano.

Quasi fossimo alle scuole elementari e ci si rivolge alla maestra perché Pierino mi ha rubato il fa punta.

Almeno il noto direttore ne esce con la “dignità” di capo, dimostrandosi non un qualsiasi, ma il direttore d’orchestra… seppure di una orchestra da cacciare.

Poi è paradossale che l’attuale vice presidente del consiglio superiore della magistratura affermi di non aver attuato quanto quelli che lo avevano eletto chiedevano.

Si dovrebbe supporre che sia stato eletto e sostenuto sulla base di un programma di azioni da svolgersi.

Se ora ci dice che quel programma lo ha contrastato significa che o ha tradito o è inaffidabile perché ha imbrogliato.

Entrambe le cose non sono belle in chi dovrebbe tutelare la moralità della Giustizia.

Oggi sappiamo che l’azione giudiziaria non è stata fatta in nome del popolo italiano e della legge, ma è stata fatta in nome delle convenienze politiche di una parte.

È da trent’anni che gli avversari della sinistra sono aggrediti e feriti dalla magistratura in concorso con il diluvio mediatico di improperi.

Noi lo sapevamo che era così, lo abbiamo denunciato più volte.

Oggi ci sono le prove.

E non può rimanere tutto uguale senza che i responsabili ne rispondano.

Oggi stanno zitti, ma non è sufficiente.

È necessaria una commissione d’inchiesta.

E per intanto “la legge è uguale per tutti”, la scritta posta alle spalle delle Corti, spostiamola alle spalle dello spazio riservato al pubblico.

Avendola di fronte potrebbe essere che un sussulto di vergogna faccia agire con coscienza: rispettando la legge.

1 Comment

  1. Giuliana de Faveri

    26 Maggio 2020 at 12:30

    Come sempre , purtroppo , tutto terribilmente vero……..

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