di Eugenio Baresi

Leggi Le Monde, quotidiano francese, e in prima pagina appare il bilancio di quasi 12 mila decessi in ospedale e quasi 8 mila nelle case di ricovero.

Leggi El Pais, quotidiano spagnolo, e testualmente scrive: “Case di riposo, la strage dei più vulnerabili”.

Leggi As, ancora spagnolo, e tornando ai numeri ti dice che in Catalogna su 8 mila decessi, 3 mila sono nelle case di riposo.

Ci fermiamo qui.

Un conteggio drammatico, ma in nessun paese ci si immagina che quelle morti cattive e tragiche possano essere colpa di altri se non del Covid19.

Purtroppo in Italia abbiamo una pena che ci trasciniamo da anni per la quale alcuni vorrebbero la giustizia, a prescindere e come miglior mezzo, per stabilire a loro opinione i responsabili di ogni colpa.

In questo affiancata da una informazione tesa solo e semplicemente alla distruzione di una Politica capace di governare nella indipendenza delle decisioni.

Ancor peggio delegata dai cosiddetti politici che si buttano con spregio del buon senso… basta che sia da colpire la parte avversa.

Facciamo ordine ritornando uno ad uno ai protagonisti che più sopra abbiamo elencato.

I politici dovrebbero confrontarsi su ideali ed idee, raccogliere consenso e sostegno nella proposta di un dibattito sui fatti che risolvono e semplificano la complicazione delle vite.

Purtroppo, spesso perché incapaci di costruire idee, hanno immaginato che lo strumento più semplice per affermare la propria supremazia fosse quello del sostegno giudiziario.

Raccontare i fatti è del tutto superfluo perché la storia degli anni trascorsi è illuminante… ovviamente per chi non è abbagliato dal suo odio per l’avversario.

L’informazione ha dismesso quell’affascinante compito che le era consentito nell’irresponsabile bellezza di cercare la verità. Non è informare l’acuire ed il rinfocolare ansie e tormenti, giusti e comprensibili in chi si trova colpito, ma che una pur brutta ma oggettiva razionalità dovrebbero far apparire come cronaca e storia ineluttabile del nostro vivere.

Purtroppo l’informazione è sempre più piegata alle esigenze di editori che non sono più tali e a giornalisti che pretendono la verità sempre più interpretata come la propria opinione e convenienza.

Con l’ovvia conseguenza che ognuno trova il modo di individuare, segnalare e maledire le vittime del dileggio nella parte a cui non si “ispira”.

La giustizia, fortunatamente non tutta, dimentica della discrezione necessaria nella grave pena del compito di giudicare, ha approfittato delle sponde offerte per divenire il vendicatore “giusto e certo” di chi con “avventatezza” agisce non adeguandosi ai canoni che stabilisce chi la sta amministrando.

Tutto con un capovolgimento della democrazia politica che unica può e deve stabilire leggi e principi.

Invece e così le leggi ed i principi sono interpretati abbandonando quella imparzialità che una volta si diceva dovesse sia apparire che essere nel giudizio delle Corti.

In tal modo accade che, persino in questa vicenda incredibilmente imprevista e rovinosa, in tanti si sono impegnati nel perverso individuare colpe dell’altro politico e nell’invocare la preventiva ghigliottina dei sempre pronti protagonisti della ingiustizia.

Dramma nel dramma è che di mezzo non ci vanno gli “altri”, ma ci va un intero Paese permanentemente istigato alla cattiveria ed al livore.