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pensieri sull'attualità

I congiunti del congiuntivo.

di Eugenio Baresi

Leggi e provvedimenti sono normalmente redatti da persone indubbiamente dotate di titoli.

Quindi immaginare che la lingua italiana nella sua raffinata possibilità di esprimersi sia da loro conosciuta parrebbe evidente.

La cosa ancor più incredibile è che la firma per renderli appunto provvedimenti sia di un presidente del coniglio che dovrebbe essere normalmente portato all’uso degli indicativi e rispettoso delle garanzie costituzionali.

Drammaticamente però è stato dimenticato l’uso del semplice indicativo rendendo indispensabile l’utilizzo dei congiuntivi per poterli interpretare… comprenderli è ancor più arduo.

Drammaticamente però è fonte di abusi e soprusi l’indeterminazione.

Drammaticamente però è agire pericoloso mai discuterli nella sede del potere legislativo.

Il fare non è semplice come il dire, ma la constatazione dei fatti ci soccorre in questo recriminare l’assurdità e la pericolosità dei provvedimenti.

Assurdità e pericolosità oltre che per i contenuti, quelli messi e quelli omessi, anche, addirittura e soprattutto grave nelle forme.

Infatti che nessun provvedimento sia fonte di un dibattito parlamentare non è inutile disquisizione, ma è sostanza di democrazia.

Infatti il principio in base al quale resta inutile la discussione nei confronti di una necessaria determinazione, senza controlli, è il primo principio di autoritarismo che ripetuto potrebbe essere prodromo di dittature.

Ricordare di come il fascismo nacque dall’esigenza di ordinare i comportamenti non è esagerazione.

Se poi manca il rispetto a chi  fa legittime domande semplicemente facendo notare affermazioni non vere rispetto ai provvedimenti inoppugnabili, il cerchio si chiude.

E ritornando ai congiuntivi il ribrezzo sta tutto in norme che consentono l’interpretazione del dubbio e della possibilità.

Portano a quella discrezione in base alla quale la norma sia interpretabile per gli amici e applicabile per gli avversari.

Esattamente quello che il fascismo applicò per distruggere la democrazia.

Purtroppo siamo finiti in mano a chi delle regole democratiche nulla conosce, nemmeno della storia, nemmeno del lavoro, nemmeno dell’impresa.

E ci siamo caduti perché da anni una interessata compagnia di “amici di merende”, attenti solo a quello che interessa ai loro mandanti, ha “informato” facendo intendere che la Politica fosse inutile fonte di sprechi.

Sono così rimasti o entrati nella politica, in larga parte, solo quelli che non avendo nulla di meglio da fare, fanno benissimo quello che serve esclusivamente alla loro irresponsabile felice sopravvivenza.

Un gioco di specchi.

Così il Paese è stato distrutto.

Resta un appello perché non può immaginarsi che non vi sia, nemmeno in chi rappresenta storiche ed importanti storie politiche, la consapevolezza che bisogna in questo momento essere concretamente democratici rispettando forme, opinioni e ragioni, lasciando perdere le contrapposizioni.

È avvenuto in Paesi saggiamente rappresentati da Politici ancora degni del nome.

4 Comments

  1. angelo bettoni

    29 Aprile 2020 at 08:57

    Concordo sulla necessità che i congiuntivi vengano adeguatamente utilizzati, ma non concordo sulla critica alla mancata parlamentarizzazione dei provvedimenti sull’emergenza sanitaria, espressa, inoltre, con questo tono drammatico di rischio di fascismo. Conte, che personalmente non amo, fa molto bene ad assumere decisioni con tempestività, considerato anche che ormai da anni qualsiasi governo ha governato mediante decreti.

    • Eugenio Baresi

      29 Aprile 2020 at 09:42

      Non sono l’unico che fa notare come simili provvedimenti siano poco rispettosi di norme che la democrazia parlamentare prevede.
      Tanto che la Presidente della Corte Costituzionale, con grazia ed eleganza, proprio in questo momento ha precisato quanto la Costituzione indichi.
      Non è un caso!
      Poi perdonami, ma perché non posso essere io legittimato a paventare comportamenti che potrebbero scivolare, se ripetuti, verso il fascismo?
      Mi pare che sia un ritornello noto sulla bocca degli autoproclamati democratici e io che non mi autoproclamo, ma mi pare indubbio lo sia, credo di avere gli stesi diritti.
      Vorrei farti ulteriormente notare che quelli di Cote non sono decreti legislativi come quelli a cui fai riferimento, ma decreti puramente amministrativi.
      I primi devono avere l’approvazione del Parlamento ed i secondi no.
      C’è una bella differenza!

  2. Andrea Bonetti

    29 Aprile 2020 at 13:44

    Cari Eugenio ed Angelo, il tema posto è duplice. 1 il rispetto della Costituzione. Oggi la Costituzione è sostanzialmente sospesa: fino a quando? Ho purtroppo percepito nelle parole di esponenti di questo governo il compiacimento di questo. 2 la parlamentarizzazione. Oggi l’emergenza rende indispensabile l’intervento con decreto. Il coinvolgimento del parlamento richiede un impegno di maggioranza e opposizione insieme. Perché oggi questo non è possibile? Chi ha più responsabilità? Chi ha più interesse a non praticarlo? La risposta non può che essere condizionata dai nostri pregiudizi del passato e dalle nostre aspettative nel futuro.

    • Eugenio Baresi

      29 Aprile 2020 at 13:58

      Però non confondiamo i decreti legislativi con quelli del presidente del consiglio.
      Quelli legislativi, emanati dal Governo e poi approvati dal Parlamento hanno forza di legge.
      Costituzionalmente corretti.
      Quelli del presidente del consiglio sono provvedimenti amministrativi.
      Senza alcuna valutazione.
      E quindi con limitati poteri nel modificare comportamenti regolati per legge.
      La reiterazione non è giustificata.
      Non a caso la Presidente della Corte Costituzionale è intervenuta.
      Come ben sai anche tu, quando con forma felpata, intervengono le massime cariche istituzionali di garanzia non è per caso.

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