Fatti e Commenti

pensieri sull'attualità

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Lavoro e lavoratori.

di Eugenio Baresi

Proprio due giorni fa, nel 1970, veniva approvata dalla Camera dei Deputati la legge n.300.

Meglio nota come Statuto dei lavoratori.

Il Presidente del Consiglio era Mariano Rumor ed il Ministro del lavoro era Carlo Donat Cattin, entrambi democristiani.

Il disegno di legge governativo era stato predisposto appena un anno prima da Giacomo Brodolini, Ministro del Lavoro e socialista, con lo stesso Presidente del Consiglio.

(Brevissima nota: Brodolini ha fatto il Ministro per nove mesi, ma essendo capace ha potuto predisporre un testo fondamentale e approvato con l’impegno di un altro Ministro capace).

Oggi il lavoro in tanti settori è completamente diverso nella sua organizzazione ed è quindi quanto mai opportuno che se ne verifichi l’attualità.

Ma oggi c’è un problema ben peggiore; se le cose continuano in questo modo bisognerà preoccuparsi che ci sia ancora il lavoro.

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Non siamo come voi.

di Eugenio Baresi

Così un capo partito si è riferito ai suoi colleghi di governo… e ovviamente con disprezzo nemmeno malcelato.

Sentendo quello che si dicono verrebbe da dire che sono uno peggio dell’altro.

Poi infatti il capogruppo di un altro partito fa una intemerata dimenticandosi per esempio che nella inventata trattativa Stato mafia erano coinvolti suoi alleati.

Ed ancora è davvero curioso sentire affermare di come il ministro della giustizia sia inadeguato al ruolo, ma siccome il Paese ha bisogno di un governo non si chiede di cacciarlo.

Invero l’Italia avrebbe bisogno di un buon governo e non di gente inadeguata.

E gli aggettivi negativi non sono nostri, ma detti fra loro.

Il fatto è che la gente inadeguata ha bisogno di rimanere dove è perché altro lavoro non ne conosce… oltre a non averlo nemmeno mai conosciuto.

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Il bello dell’opera d’arte.

di Eugenio Baresi

Con una convinzione sbagliata per alcuni le opere d’arte sono solo quelle di grandi maestri, di riconosciuti artisti, di sommi o poco meno sommi.

Vero è che dal punto di vista economico le opere d’arte più celebri o celebrate hanno valori elevati.

Ma il punto di vista economico non è esclusivo ed unico elemento di giudizio.

Ogni espressione artistica ha un suo valore intrinseco, ha un valore per l’emozione personale che provoca, ha un valore nel rimanere una soddisfazione nel possederla, ha un valore nel rimanere tale non solo nell’immediato ma nella compagnia che continua ad offrire.

Ecco perché è bello andare a cercarle e magari acquisirle.

Potrebbe apparire l’ultimo dei pensieri in un periodo tanto difficile.

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La giustizia e la cosa giusta.

di Eugenio Baresi

Domani si discuterà la sfiducia nei confronti del ministro della giustizia.

Anche questa volta si continua a guardare il nulla.

Il problema è ridare dignità alla politica.

Dignità rispetto a se stessa e dignità rispetto alla magistratura.

L’attuale ministro racchiude in sé i motivi che hanno condotto alla rovina.

Per convenienza ha esaltato comunque la ragione dei magistrati e per incapacità è rimasto vittima degli interessi dei magistrati.

Colpevole due volte.

Colpevole una terza perché penalizza e umilia quella parte sana della magistratura che è abbandonata senza la libertà di essere indipendente.

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Fare il fenomeno è semplice per te se raccontano che lo sei, ma è dannoso per gli altri.

di Eugenio Baresi

Le minutaglie della cronaca assumono sostanza nella dimostrazione della pericolosa pochezza con cui si deve sopravvivere.

In attesa delle norme per la riapertura ecco che c’è la gara per far vedere come la propria regione sia già pronta.

Così dal Veneto all’Emilia Romagna ancora nel pomeriggio di sabato compaiono le linee guida.

In serata, all’ora dei telegiornali, il presidente del coniglio compare nel confessionale del grande fratello e comunica le decisioni.

Poi la mattina successiva si apprende che solo alle tre di notte finalmente hanno trovato modo di decidere.

Cioè tutti hanno illustrato cose che riguardavano cose non decise

L’unico che è stato zitto e non ha comunicato il “nulla” è il povero governatore della Lombardia che però è irriso, in diretta pomeridiana, appunto perché non ha comunicato nulla.

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Vanagloriosi senza fatti e senza numeri.

di Eugenio Baresi

In questi giorni vi sono molti che si attribuiscono o attribuiscono ai loro sostenuti il merito che il governo ha destinato agli enti locali un buon gruzzolo di risorse.

Su queste pagine era la cosa che si sottolineava urgente e prioritaria ancora all’inizio di marzo.

Avrebbe soccorso nell’immediatezza i Comuni nei loro impegni e i cittadini che dai Comuni avrebbero potuto immediatamente essere sostenuti.

E si sottolineava come provvedere sarebbe stato semplice e con effetto immediato: bastava un decreto.

Come è stato fatto oggi.

Quindi avendola immaginata E proposta allora, con normale esperienza e normale intelligenza, il fatto di averla realizzata solo ora non è un gran merito.

L’altro punto è che i soldi sono a debito oggi come allora e quindi non è che si dovessero cercare grazie a meritorie politiche di razionalizzazione e risparmio.

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Avanti contro il muro.

di Eugenio Baresi

Secondo le nuove norme vi è addirittura la responsabilità penale del datore di lavoro se avviene che qualche suo dipendente si ammala di Covid.

Potrebbe apparire ovvio considerarlo un incidente sul lavoro se fosse responsabilità certa del luogo di lavoro.

Ma se le regole sono rispettate cosa altro può farsi per evitare il contagio?

Ma per dimostrare che le regole sono rispettate inizia il calvario delle indagini, delle perizie e di quant’altro con la certezza del blocco dell’attività.

Forse all’INAIL hanno qualche problema nel conoscere la realtà dei fatti.

La norma non deve contenere la “possibilità se, nel caso, in cui”.

Ci manca anche l’intervento della magistratura per accertare il “se”, il “caso“ e il “forse”.

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I diritti dei lavoratori.

di Eugenio Baresi

Curiosamente ci sono categorie di lavoratori per cui i diritti pare non valgano.

Per esempio i parrucchieri.

Lavoratori autonomi che devono lavorare 7 giorni su sette, 12 ore al giorno.

Questo per potersi mantenere e pagare le tasse perchè per loro non vi è cassa integrazione se non lavorano.

Sono artigiani.

Poi per contro c’è chi si indigna della commozione di un ministro che vede riconosciuti i diritti dei braccianti.

Il ministro è stata una bracciante ed ha provato sulla sua pelle l’umiliazione di un salario irrisorio.

Ha provato l’umiliazione della schiena piegata e del volto a dieci centimetri da terra per un irrisorio riconoscimento e quindi immaginarsi la sua soddisfazione dovrebbe essere una soddisfazione di tutti.

Ma perché non si usa il cervello?

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Utero in affitto e neonati in albergo.

di Eugenio Baresi

In Ucraina c’è un albergo nel quale sono stati parcheggiati quasi cinquanta bambini frutto dell’utero in affitto e che non si è potuto “consegnare” per il blocco delle frontiere dovuto al virus ben noto.

Rimanere indifferenti è difficile.

Questo dramma evidenzia come la vita non sia un qualche cosa che possa essere ridotto ad un bene commerciale.

Non si tratta di fare polemiche su presunti diritti che per alcuni sono talmente elevati nell’egoismo della propria volontà da superare ogni logica che la storia ci consegna.

Ma è davvero insopportabile che ci possano essere delle vite umane, esse pure titolari di diritti, che hanno iniziato a vivere senza alcun diritto perché senza aver alcuna possibilità nemmeno di conoscerli.

Il senatore Gaetano Quagliarello ha presentato una interrogazione parlamentare perché l’umanità che ha sempre contraddistinto il nostro Paese sia riconfermata dal Governo anche in questa occasione.

Si tratta solo di intervenire per consentire l’adozione ad alcune delle 3000 famiglie italiane disponibili.

Non costa nulla allo Stato italiano.

L’Occidentale, una testata giornalistica, ha iniziato una raccolta di firme per sostenere l’iniziativa.

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L’insopportabile declino.

di Eugenio Baresi

Se solo ci si fermasse ad immaginare i sentimenti nostri, dentro ognuno di noi, avendo vissuto i minuti, le ore ed i giorni della ragazza milanese, appena tornata alla sua famiglia, si fermerebbero subito le assurde invettive che le si indirizzano.

Ha subito una prova talmente dura che investirla di responsabilità per quello che si è trovata ad essere oggi pare proprio senza senso.

Ed è altrettanto fuorviante l’accusa che lei abbia scelto di recarsi in un Paese pericoloso.

Non è andata in vacanza, benché a poche decine di chilometri da Malindi, è andata con la convinzione di fare del bene.

Gesto avventato, forse, ma se non ci fossero gesti avventati nella storia dell’uomo saremmo all’età della pietra.

E ancora non si può chiedere di respingere chi viene qui da noi spinto dal bisogno e nello stesso tempo accusare chi va là per attenuare il bisogno.

Detto ciò sono altrettanto insopportabili quelli che plaudono immotivatamente, che accolgono con “compassionevole” gioia scelte che, messa sul loro modo di ragionare, sarebbero incomprensibili, che si scagliano dall’alto della loro “aperta” cultura contro quelli che definiscono calunniatori minacciosi.

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