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pensieri sull'attualità

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Il piano Colao non piace al governo: ovvio è di buon senso.

di Eugenio Baresi

Ieri si sottolineava come molte delle proposte contenute nel piano predisposto dagli esperti guidati da Colao contenesse molte cose per cui ci si era battuti.

Semplice buonsenso che la conoscenza del mondo del lavoro porta a suggerire.

Appare ovvio che al governo non piaccia.

Tutta gente che o non ha mai lavorato o ha lavorato solo per mantenersi aggrappata al posto.

Resta da capire perché da tre mesi ci hanno rotto con la parola dei tecnici e poi quando arrivano proposte queste vengono derubricate a semplici contributi.

In verità adesso non si capisce più nemmeno chi li abbia nominati, con quale fine e soprattutto chi li abbia voluti.

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Le proposte del comitato Colao. Leggete fino in fondo… lì trovate la parte più bella… e più drammatica.

di Eugenio Baresi.

Queste sono le parole esatte della premessa della relazione Colao:

Il Comitato di esperti in materia economica e sociale (istituito con DPCM del 10 aprile 2020) ha presentato al Presidente del Consiglio dei Ministri un rapporto preliminare e sintetico di descrizione della visione d’insieme, della metodologia adottata e delle proposte in corso di elaborazione.

Oltre che far leva sulle competenze e le professionalità in esso rappresentate, ha condotto un’attività serrata di consultazione e confronto con ben oltre 200 esponenti del mondo economico e sociale, nonché con rappresentanti della Commissione europea e di numerosi Ministeri, ricevendo e analizzando oltre 500 contributi scritti”.

Ed ecco le proposte elaborate dal comitato Colao.

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Come può un’economia già debole sopportare falle all’infinito?

di Eugenio Baresi

Potremmo fare a meno di scrivere cosa sta succedendo all’Arcellor Mittal e lasciare i link di quanto avevamo qui già scritto dal novembe dello scorso anno.

Avevamo tutto previsto.

Per contro è certo paradossale la dichiarazione nel settembre 2018 dell’allora ministro dello sviluppo economico Di Maio: “In tre mesi abbiamo risolto la crisi dell’ILVA”.

Hanno risolto talmente bene che dopo qualche mese hanno fornito ai franco indiani l’occasione di togliersi dai piedi a scapito di tutti noi.

Ovvio nelle intemerate scelte del governo la magistratura non si è sottratta nel fare politica di parte… come sempre dannosa.

E così inizia il disastro.

Per non ammettere la stupidità delle azioni del suo governo il presidente del coniglio ha lanciato il proclama di una battaglia giudiziaria epocale.

Salvo, con una faccia di bronzo impareggiabile, evitare qualsiasi discussione e accucciarsi poco dopo.

Tanto chi paga sono i cittadini italiani, non certo i governanti così ben mantenuti e accomodati sui soffici velluti.

Infine oggi quella irresponsabilità ha consentito ai franco indiani di alzare ulteriormente il prezzo con la scusa della pandemia e grazie anche e appunto al fatto che erano stati sciaguratamente liberati dall’obbbligo di acquisto per le scellerate scelte prima ricordate.

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Ricordo di David Dorn.

di Eugenio Baresi

Nessuno ne parla, non ha la convenienza di essere utile.

E quindi non ha l’onore della memoria… purtroppo per l’onestà ormai sconosciuta.

David Dorn era un capitano di polizia in pensione di 77 anni, cinque figli e dieci nipoti.

Amava aiutare i giovani, indirizzarli sulla buona strada piuttosto che arrestarli, ci racconta la CNN.

La Ethical Society of Police ha aggiunto “che era il tipo di fratello che avrebbe dato la vita per salvarli”, riferendosi ai giovani che per strada ne combinano non proprio di positive.

Quelli per cui avrebbe dato la vita sono quelli che lo hanno ucciso.

Si, perché David Dorn è stato ucciso a St.Louis qualche giorno fa da alcuni che facevano finta di manifestare per protesta contro l’omicidio di George Floyd.

David Dorn era un poliziotto afroamericano, ma in questo caso essere afroamericano non è risultato importante.

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Fortuna abbiamo il personale sanitario eccelso e strutture ottime.

di Eugenio Baresi

Avere l’occasione di sentire un medico di quelli che hanno diretto il pronto soccorso dell’emergenza nei giorni tragici di marzo rende giustizia delle inutili polemiche di poveri politici o pseudo tali che continuano nell’immaginare sia utile aggredire l’avversario.

Una situazione inattesa, sconosciuta, dall’impatto di una valanga tremenda.

Allora sarebbe per prima cosa da chiedersi cosa aspettavano a fornire informazioni quelli che le informazioni dovevano averle.

Le organizzazioni sanitarie nazionali ed i governi.

Sarebbe facile, anzi facilissimo, riempire di improperi le autorità centrali che fino al precipitare della valanga non avevano e non hanno fornito alcun supporto, ne informativo e ne organizzativo.

Ma esse pure, titolari per logica e per legge di prevenire, agire e rispondere alle aggressioni sanitarie di carattere pandemico, non hanno avuto comprensione di quanto stava arrivando perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha informato di nulla… anzi delle sue ulteriori malefatte ne abbiamo già parlato.

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Una buona notizia: forse su Ustica sconfiggiamo gli imbrogli.

di Eugenio Baresi

Il Comitato parlamentare per i servizi segreti ha sollecitatoIl governo affinché vengano tolti i segreti di Stato ai documenti relativi al disastro di Ustica, alla strage di Bologna ed al sequestro Moro.

Si tratta soprattutto di documenti che riguardano la prima situazione e la riguardano in relazione alle notizie provenienti dal Medio Oriente.

È finalmente una buona notizia perché da anni ci dedichiamo a far emergere la verità sul disastro di Ustica.

Verità che non prevede alcuna battaglia aerea, e che non dovrebbe prevedere nessun furto ai cittadini italiani.

Ma la convenienza di una parte politica e la connivenza della magistratura civile hanno cambiato i fatti.

Finalmente se verranno diffusi i documenti segreti l’imbroglio terminerà.

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Ci manca la DC?

di Eugenio Baresi

Il nostro compito non è quello di pensare un futuro come ritorno, ma è quello di pensare al nostro ritorno al futuro. Questa è la provocazione che abbiamo davanti”.

Sono parole di Mino Martinazzoli che capita di risentire nella presentazione di un incontro con Marco Follini dal titolo evocativo sopra riportato.

La storia alla fine riporta al vero i fatti, ed il trascorrere del tempo ripresenta i conti.

Se poi, sempre in riferimento ai fatti, prendessimo a prestito la considerazione in base alla quale i fatti si tramutano nel vero, potremmo considerare con attenzione l’assunto del titolo.

Quello che serve oggi è la moderazione della concretezza, la competenza nelle realizzazioni, il rispetto per tutti i cittadini.

Potremmo partire da quest’ultimo punto.

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Incredibile: pensano che siamo incapaci di intendere.

di Eugenio Baresi

La Cina ha mentito e nascosto.

Almeno fin qui finalmente si inizia a scrivere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo sapeva, ma non ha detto nulla.

Ci raccontano che, a fin di bene, non ha detto nulla perché non dicendo nulla pensava di ottenere informazioni dalla Cina.

Pensiero un poco complicato a credersi.

Infatti di fronte ad un problema tanto grave visto che la Cina non collaborava sarebbe stato più utile e semplice dirlo.

Magari succedeva nelle relazioni internazionali un pandemonio mondiale, però non subivamo una pandemia mondiale.

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La libertà dell’economia e il dovere delle regole.

di Eugenio Baresi

Che la libertà dell’economia debba ritornare ad essere il primo scopo di ogni iniziativa dovrebbe apparire ovvia in una situazione nella quale senza di essa nulla sarebbe possibile.

Ma è altrettanto evidente che l’intervento della mano pubblica per indirizzare risorse, offrire possibilità e stabilire priorità non può accantonarsi.

Non serve essere economista e soprattutto non è utile rifarsi alle ricette economiche che abbiamo conosciuto per accapigliarsi fra diverse opinioni.

Questa crisi non è una crisi che nasce dalla negativa distruzione dei beni e quindi con la possibilità positiva di ricostruirli, nasce dalla immobilità della produzione e dalla sospensione dei consumi.

Insomma si tratta di recuperare il ciclo virtuoso che muove gli ingranaggi in un susseguirsi di produzione di beni, di creazione di risorse, di utilizzo dei prodotti.

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L’Europa c’è, ma non si faccia propaganda inutile e dannosa.

di Eugenio Baresi

I politici dell’oggi assomigliano molto al merlo in gabbia, capaci di fare propaganda tremenda piuttosto che di realizzare opere costruttive.

Almeno il merlo ammetteva il suo imbroglio… seppur per giustificarsi.

L’Europa, nei suoi vari organismi, ha messo in campo diverse opzioni per sostenere le economie distrutte dal virus.

Ma è opportuno dire come stanno nella realtà le cose.

E così attendiamo la concretezza della più corposa che è il Recovery Fund.

Speriamo che sia come per il momento viene raccontato, ma anche così fosse, bisogna tener conto che dei 187 miliardi ipotizzati per noi, ben 100 sono in prestito e degli altri 87 non tutti sono effettivamente “regalati”.

Infatti, quando sarà e se sarà deliberato, bisognerà tener conto di quanto risulterà praticamente una partita di giro che ci ritorna avendoli noi versati all’Europa e quanto l’Europa stabilirà su come recuperarli comunque dai diversi Stati.

Speriamo non ci sia una tassa europea…

Comunque tutto bene ed utile, nel dramma che si vive, ma senza programmi e progetti si rischia addirittura di suicidarsi.

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