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pensieri sull'attualità

Categoria: Economia (page 2 of 6)

Responsabilità.

di Eugenio Baresi

Come purtroppo per molte cose che accadono mai si potrà conoscere di certo l’origine del maledetto virus.

Errore di laboratorio o evento naturale.

Comunque sia la responsabilità irresponsabile nel non aver fornito tempestivamente tutte le informazioni su quanto stava accadendo è sufficientemente certo.

Si spera sia acquisito il pericolo di affidarsi ad un regime che nulla ha di libero e democratico.

Allora la responsabile responsabilità dovrebbe rimodulare fortemente i rapporti industriali e commerciali.

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Il dramma inascoltato della piccola impresa.

di Eugenio Baresi

Vedrete che ravviseremo e faremo

Accostare tre verbi declinati al futuro è l’esigenza quando si parla di quello che il governo dice della sua azione.

Solo che questo corto circuito di verbi porta al disastro le imprese, il lavoro, le famiglie… tutti.

Il vortice ci spinge in uno sprofondo di acqua piuttosto che spingerci in uno spazio di cielo.

Manca la luce della lungimiranza… della competenza si erano già perse le tracce.

Le imprese muoiono e con loro migliaia di posti di lavoro.

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Servono i responsabili per il Paese.

di Eugenio Baresi

Nel Parlamento abbiamo conosciuto stuoli di “responsabili” per i propri interessi, ma oggi abbiamo bisogno di seri responsabili per il Paese.

Il Governo arranca per propria debolezza nella qualità di molti e perché ostaggio della volontà del suo presidente di arroccarsi per salvaguardare se stesso.

Serve altro, serve l’autorevolezza che oggi solo il Presidente della Repubblica possiede per realizzare non un Governo di unità nazionale, anacronistico e dannoso, quanto un Governo di programma.

Abbiamo le risorse per risollevarci.

Necessitiamo della fiducia dei cittadini in un Governo competente di politici con la responsabilità di scelte per il bene di tutti e non per l’interesse della propria parte.

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All’economia dell’Italia servono i fatti.

di Eugenio Baresi

Più di settantanni fa, oggi, moriva John Maynard Keynes, un economista, fra i maggiori nella storia, anche filosofo, matematico, amante d’arte e di letteratura.

Ci si potrebbe chiedere cosa importi.

Fra le tante ci sono due sue considerazioni che ci interessano.

In un momento di crisi economica quello che si deve fare da parte dello Stato è intervenire sul duplice fronte di lanciare propri investimenti e inoltre di esercitare una positiva fiducia nei sentimenti e nei comportamenti per accompagnare la crescita.

In un momento di crisi economica quello che serve da parte degli Stati è abbandonare l’egoismo e serrare le fila insieme perché l’ingordigia del proprio interesse porta alla comune catastrofe.

Ma vediamo bene cosa significhi applicato all’oggi.

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Avanti un’altra.

Una ennesima azienda italiana ha trasferito in questi giorni la sua sede legale in Olanda.

Ovviamente legittimo e consentito dalle leggi, ma è altrettanto legittimo e consentito chiedersi perché le leggi lo consentano.

Comodità nel controllo delle proprie partecipazioni grazie a leggi societarie più agilmente benevole verso le maggioranze relative non sono l’unico motivo.

Il motivo sono i risparmi nella tassazione sugli utili finanziari e la conseguente possibilità di distribuire dividendi maggiori.

Allora varrebbe la pena che ci sia una mossa della politica.

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I soldi non sono tutto.

Cura Italia speriamo non sia un elenco di norme a cui, ad ognuna, sia appiccicata una spesa senza che sia fortemente ed immediatamente connessa la sua produttiva azione.

Insomma, spendere non è utile in sé.

Ancor più quando i soldi non sono nel proprio conto, ma sul conto del futuro: insomma in debito.

Anche le migliori intenzioni possono portare comunque al disastro, figuriamoci con intenzioni non fortemente indirizzate a scopi certi.

Allora serve che il confronto sulle norme sia il più possibile attento, allargato alle proposte di tutti, destinato ad una gestione prossima all’utilizzatore… e soprattutto legato ai fatti e non alle stesse norme.

Indispensabile il ruolo della politica affinché non accada quello che abbiamo denunciato 15 giorni fa di una norma fissata ad un momento ma approvata quando la situazione era completamente diversa.

Una questione di metodo. Spieghiamoci.

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Una casalinga per l’Europa.

Nelle famiglie di un tempo era spesso la mamma che teneva conto delle spese e che faceva di conto per reggere le sorti.

Ed era spesso il nucleo allargato della famiglia che poteva sostenere qualche figlio, fratello o sorella in difficoltà.

In questi giorni tanti economisti, tanti politici, tanti qualunque si destreggiano su quanto dovrebbe fare l’Europa.

Coronabond, banca centrale, banca degli investimenti… quant’altro.

Una casalinga di una volta potrebbe suggerire cose semplici.

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Il lavoro.

Quello che conta è il lavoro.

Il mondo è cresciuto, nel bene e nel male, perché l’uomo ha intrapreso, ha rischiato, ha costruito, ha lavorato.

Purtroppo non è facile nei tempi dell’oggi avere il lavoro e tanto spesso è anche difficile conservare il lavoro.

Entrambe le situazioni difficili da sopportare e da accettare.

Essere inutili non è una condizione di piacere.

Allora quello che si deve fare è attivare tutto il possibile perché il senso dell’inutilità non diventi disperazione.

Non è facile sia essere dalla parte di chi il lavoro non lo ha, sia essere dalla parte di chi deve realizzare le possibilità perché il lavoro ci sia.

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Sarebbe bello avessimo torto.

Nel provvedimento Salva Italia tutti hanno riportato come vi sia stata la sospensione dei termini per i pagamenti di varie cartelle fiscali dall’8 marzo al 31 maggio.

Praticamente nessuno ha fatto notare che la proroga di questi due mesi ha comportato l’allungamento di due anni per gli accertamenti fiscali dell’anno 2015.

Insomma, normalmente, il fisco ha 5 anni di tempo per verifiche e controlli, e così e invece, per quei meccanismi perversi che solo le norme fiscali italiane possono produrre ecco che una proroga di due mesi porta a due anni di proroga nelle verifiche.

Il problema è che nei prossimi due anni non avranno più nulla da controllare perché non ci saranno più le imprese da controllare… perché fallite.

Ma non è il solo problema.

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Che curiosa l’etica per certe banche.

In attesa degli sviluppi di una offerta pubblica di scambio come quella di Intesa verso UBI banca appare particolarmente curioso quanto accade alle azioni di UBI.

Non azioni qualsiasi, ma quelle di chi con poco ne controlla la gestione.

Se poi accade anche che, in un momento tanto complicato, si trovi il tempo di sostituire un consiglio di amministrazione di una banca controllata appare una ulteriore fonte di lecita curiosità.

Ovvio tutto legittimo, ma raccontato con maggiori particolari parrebbe quantomeno incomprensibilmente legato a quei valori etici che hanno portato i medesimi a motivare la contrarietà all’offerta di Intesa.

Che poi, per la verità, non si sa quali siano questi particolari, unici ed esclusivi valori etici è altra legittima curiosità.

Ma vediamo.

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