Fatti e Commenti

pensieri sull'attualità

Categoria: Politica (page 4 of 22)

Che Purgatori si ritenga un mascalzone… non ci pare una nuova notizia.

di Eugenio Baresi

Le notizie che appaiono in questi giorni sulla meschinità della giustizia, ben accompagnata dalla contiguità con taluni giornalisti e con l’onnipresente partito della sinistra sempre pronto all’imbroglio sono particolarmente utili per comprendere tutto quanto è stato raccontato al contrario dei fatti che hanno caratterizzato la storia repubblicana italiana.

Ovvio quei curiosi giornali che erano interessatissimi alle contumelie contro gli avversari oggi sono divenuti improvvisamente dell’idea di quanto sarebbe meglio non venissero divulgate notizie quando parlano di loro e dei loro compari.

Ma c’è un “giornalista” che non si è accorto di come le ultime notizie stiano smascherando i “compagni di merende” dell’imbroglio e così insiste nella foga di continuare a raccontare bugie, falsità e indegnità.

D’altro canto la sua carriera è stata costruita grazie ad un imbroglio… tra l’altro fatto pagare una cifra enorme agli inconsapevoli e truffati cittadini italiani.

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A proposito di crolli.

di Eugenio Baresi

Un poco di cronaca degli anni precedenti fa sorridere… ma basta un attimo per cambiare opinione.

Per la verità lascia preoccupati.

Avendo parlato di pericolose strumentalizzazioni e avendo parlato di crolli sovviene quanto accaduto a Pompei nel giro di pochi anni.

E lascia interdetti la differenza di giudizio, di reazione, di clamore mediatico.

Nel 2010 franò una parte della Schola Armaturarum.

Nel 2013 si erano aperti tratti delle mura delle Terme, poi una bottega di via Stabiana e pochi giorni dopo un intonaco della Fontana piccola.

Nel 2014 poi uno smottamento interessò parte del giardino della Casa di Severus., ma poco dopo crolli nel Tempio di Venere ed un muro di una tomba nella necropoli di Porta Nocera.

Nel 2017 cede una parete nella casa del Pressorio.

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Il dire ed il fare.

di Eugenio Baresi

Normalmente chi governa dovrebbe agire con i fatti piuttosto che con le parole.

Da quando è crollato il viadotto a Genova ogni poco assume il canto di una narrazione la revoca delle concessioni autostradali.

Di tempo ne è passato, ma di fatti nessuno.

Certo non è facile realizzare un simile progetto, ma non può essere l’ennesimo imbroglio mantenuto in vita solo per eccitare l’animo della propria presuntuosa inconsistenza.

Il vice ministro alle infrastrutture ieri l’altro con fare accaldato e accalorato si è prodigato in una urlante arringa, più simile ai tribunali di Pol Pot che ad una considerazione politica, contro la società che gestisce le Autostrade.

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Silenzio per la vergogna?

di Eugenio Baresi

Il silenzio che i nostri sinistri giustizialisti hanno riguardo a quanto sta emergendo sul poco edificante mondo della giustizia potrebbe essere un segno di meditazione contrita per le proprie colpe.

È però più prossimo al vero immaginare che siano silenziosi in attesa che passi la buriana… secondo la più nota tradizione della commedia all’italiana.

Non a caso quella parte di informazione integrata e funzionale essa pure è silente.

Infatti il connubio perverso di certi magistrati, certi giornalisti ed i noti politici di sinistra potrebbe favorire che nel giro di poco tempo tutto sia nascosto, dimenticato, celato facendo diventare importante qualche altro fatto magari inventato.

Ma rimane indubitabilmente un clamoroso sfregio alle regole democratiche quello che sta emergendo.

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1992. Un’altra storia.

di Eugenio Baresi

Abbiamo atteso un giorno per vedere cosa veniva raccontato.

Non stupisce che ci sia chi la storia la ama solo nella descrizione che appaga le sue esigenze.

Durante la vita li hanno contrastati… poi li hanno osannati da morti… con la spregiudicata capacità di nascondere, dimenticare e far dimenticare proprio quanto li avessero magari persino vilipesi quando appunto erano in vita.

E li hanno osannati contro quelli con cui collaboravano quando erano in vita, li hanno usati incredibilmente utilizzandone la memoria distorcendola.

Un ben strano modo di procedere nel racconto che ha portato a sovvertire tutto quanto era stato fino ad allora.

Solo che non solo il racconto è stato sovvertito, sono state sovvertite le logiche della democrazia.

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Lavoro e lavoratori.

di Eugenio Baresi

Proprio due giorni fa, nel 1970, veniva approvata dalla Camera dei Deputati la legge n.300.

Meglio nota come Statuto dei lavoratori.

Il Presidente del Consiglio era Mariano Rumor ed il Ministro del lavoro era Carlo Donat Cattin, entrambi democristiani.

Il disegno di legge governativo era stato predisposto appena un anno prima da Giacomo Brodolini, Ministro del Lavoro e socialista, con lo stesso Presidente del Consiglio.

(Brevissima nota: Brodolini ha fatto il Ministro per nove mesi, ma essendo capace ha potuto predisporre un testo fondamentale e approvato con l’impegno di un altro Ministro capace).

Oggi il lavoro in tanti settori è completamente diverso nella sua organizzazione ed è quindi quanto mai opportuno che se ne verifichi l’attualità.

Ma oggi c’è un problema ben peggiore; se le cose continuano in questo modo bisognerà preoccuparsi che ci sia ancora il lavoro.

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Non siamo come voi.

di Eugenio Baresi

Così un capo partito si è riferito ai suoi colleghi di governo… e ovviamente con disprezzo nemmeno malcelato.

Sentendo quello che si dicono verrebbe da dire che sono uno peggio dell’altro.

Poi infatti il capogruppo di un altro partito fa una intemerata dimenticandosi per esempio che nella inventata trattativa Stato mafia erano coinvolti suoi alleati.

Ed ancora è davvero curioso sentire affermare di come il ministro della giustizia sia inadeguato al ruolo, ma siccome il Paese ha bisogno di un governo non si chiede di cacciarlo.

Invero l’Italia avrebbe bisogno di un buon governo e non di gente inadeguata.

E gli aggettivi negativi non sono nostri, ma detti fra loro.

Il fatto è che la gente inadeguata ha bisogno di rimanere dove è perché altro lavoro non ne conosce… oltre a non averlo nemmeno mai conosciuto.

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La giustizia e la cosa giusta.

di Eugenio Baresi

Domani si discuterà la sfiducia nei confronti del ministro della giustizia.

Anche questa volta si continua a guardare il nulla.

Il problema è ridare dignità alla politica.

Dignità rispetto a se stessa e dignità rispetto alla magistratura.

L’attuale ministro racchiude in sé i motivi che hanno condotto alla rovina.

Per convenienza ha esaltato comunque la ragione dei magistrati e per incapacità è rimasto vittima degli interessi dei magistrati.

Colpevole due volte.

Colpevole una terza perché penalizza e umilia quella parte sana della magistratura che è abbandonata senza la libertà di essere indipendente.

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Fare il fenomeno è semplice per te se raccontano che lo sei, ma è dannoso per gli altri.

di Eugenio Baresi

Le minutaglie della cronaca assumono sostanza nella dimostrazione della pericolosa pochezza con cui si deve sopravvivere.

In attesa delle norme per la riapertura ecco che c’è la gara per far vedere come la propria regione sia già pronta.

Così dal Veneto all’Emilia Romagna ancora nel pomeriggio di sabato compaiono le linee guida.

In serata, all’ora dei telegiornali, il presidente del coniglio compare nel confessionale del grande fratello e comunica le decisioni.

Poi la mattina successiva si apprende che solo alle tre di notte finalmente hanno trovato modo di decidere.

Cioè tutti hanno illustrato cose che riguardavano cose non decise

L’unico che è stato zitto e non ha comunicato il “nulla” è il povero governatore della Lombardia che però è irriso, in diretta pomeridiana, appunto perché non ha comunicato nulla.

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Vanagloriosi senza fatti e senza numeri.

di Eugenio Baresi

In questi giorni vi sono molti che si attribuiscono o attribuiscono ai loro sostenuti il merito che il governo ha destinato agli enti locali un buon gruzzolo di risorse.

Su queste pagine era la cosa che si sottolineava urgente e prioritaria ancora all’inizio di marzo.

Avrebbe soccorso nell’immediatezza i Comuni nei loro impegni e i cittadini che dai Comuni avrebbero potuto immediatamente essere sostenuti.

E si sottolineava come provvedere sarebbe stato semplice e con effetto immediato: bastava un decreto.

Come è stato fatto oggi.

Quindi avendola immaginata E proposta allora, con normale esperienza e normale intelligenza, il fatto di averla realizzata solo ora non è un gran merito.

L’altro punto è che i soldi sono a debito oggi come allora e quindi non è che si dovessero cercare grazie a meritorie politiche di razionalizzazione e risparmio.

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